La casa della droga all’asta per 4 milioni

9 Novembre 2016

Il fabbricato sulla Tiburtina occupato dai tossici presto in vendita. Il curatore fallimentare: «Sgombero impossibile»

PESCARA. Potrebbero passare mesi prima di veder risorgere il Piper, lo stabile sulla Tiburtina da tempo diventato rifugio di tossicodipendenti e disperati che dentro al capannone (mai ultimato) hanno portato di tutto, dai mobili ai divani, come se fosse casa loro. Nei prossimi mesi, questo parco commerciale rimasto incompiuto sarà venduto all’asta, visto che la società costruttrice (la Mediterranea Life srl) è stata dichiarata fallita il 28 giugno scorso dal Tribunale di Pescara, ma i tempi per concludere questo passaggio potrebbero essere lunghi. La prima data utile è quella del 21 dicembre, giorno in cui sono previste le aste di vendita di questo e altri 140 immobili, tra cui uffici e garage situati nella zona e, in particolare, all'interno dello stabile Saligia, alle spalle del capannone, per un valore totale stimato degli immobili di 13 milioni di euro, tutti del Fallimento Mediterranea Life srl, il cui curatore è Luca Cosentino. Per il solo Piper la stima del perito è di 3 milioni e 924 mila euro anche se il valore di realizzo sul mercato potrebbe essere nettamente inferiore.

È Cosentino ad indicare come si potrebbe uscire dallo stato di degrado del Piper, che crea molta preoccupazione tra chi vive e lavora nella zona, in primo luogo il personale del gruppo Sgb Humangest Holding, l'agenzia per il lavoro che ha sede in via Vomano, proprio di fronte al capannone. Da quegli uffici il personale assiste a ogni ora del giorno al movimento che si verifica nella “casa della droga” e, per garantire la sicurezza degli addetti, il direttore Gianluca Zelli ha incaricato un addetto alla vigilanza. Cosentino assicura di «conoscere bene» la situazione del Piper ma si trova con le mani legate e non può fare granché per intervenire nell'immediato.

«Lo stato di abbandono», fa notare, «non è nuovo, esiste da diversi anni e quindi precede la dichiarazione di fallimento». Durante una serie di sopralluoghi nel cantiere abbandonato all'incuria e occupato abusivamente, Cosentino ha appurato di persona che lì entra ed esce chiunque e il fabbricato è diventato un punto di ritrovo di tossicodipendenti di ogni ceto sociale, come segnalato alla questura in una denuncia circostanziata che porta la firma proprio del curatore fallimentare. La soluzione potrebbe essere lo sgombero, affidato alle forze dell'ordine, e subito dopo la recinzione immediata, per evitare altri assalti, come sollecitato anche dal sindaco Alessandrini. Ma è impossibile, per Cosentino, prevedere un intervento del genere. «La procedura fallimentare non dispone di risorse liquide per sostenere gli ingenti costi di recinzione dell'area», spiega Cosentino, «tenuto conto che in alcuni casi sono state divelte ringhiere e sfondati muri di cinta. Pertanto, oltre ad essere oneroso, l'intervento sarebbe sostanzialmente inutile».

E quindi la soluzione non va cercata nello sgombero, per Cosentino, ma piuttosto nelle aste di vendita, anche se i tempi non sono immediati come sperano i residenti. Durante la prima asta, a dicembre, si partirà dai valori di stima del perito mentre la seconda asta, verosimilmente a marzo, si terrà conto delle manifestazioni di interesse della platea dei soggetti potenzialmente interessati all’acquisto e «ce ne sono già molti, anche dall'estero». Dopo la vendita, che Cosentino ritiene assai probabile, si procederà all'avvio dei lavori, per «ultimare la struttura. E quindi, ineluttabilmente, l'area sarà liberata dagli occupanti abusivi».

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