La città riscopre la Pineta Ma i lavori non sono finiti

Nel polmone verde un’area resta inaccessibile: si aspettano i fondi per intervenire Santilli: «C’era attesa per l’apertura, sono arrivati in tanti». E sabato c’è la festa
PESCARA. A piedi, magari con il cane al guinzaglio, in bicicletta o con il monopattino. Nonostante le condizioni meteo non fossero le migliori, sono stati «un bel po’» i curiosi che ieri hanno voluto attraversare i comparti 3 e 4 della Pineta dannunziana (dove c’è il laghetto artificiale) che ha riaperto al pubblico alle 8, dopo sette mesi di chiusura forzata a causa dell’incendio del primo agosto dell’anno scorso che ha creato danni enormi al polmone verde della città. Un’area piuttosto ampia rimane chiusa, transennata, nella zona più a sud dei comparti 3 e 4: non si può accedere, infatti, alla porzione attraversata dal fuoco perché ci sono ancora alberi danneggiati, mentre della casetta di legno resta lo scheletro divorato dal fuoco, per cui è inaccessibile.
«Tanti si aspettavano di tornare nella Pineta, ed è andata benissimo, ci sono stati un bel po’ di curiosi», commenta il vice sindaco e assessore ai Parchi Gianni Santilli. «Ora abbiamo firmato la convenzione per intervenire anche nel comparto 5 (quello da sempre chiuso al pubblico, in via Nazionale adriatica sud) per cui possono partire i lavori anche lì. Ma per concludere gli interventi ai comparti 3 e 4», dove sabato si svolgerà la festa organizzata dal Comune per la riapertura, «siamo in attesa di avere a disposizione i fondi dell’assicurazione».
Chi ha percorso la Pineta ieri mattina era soddisfatto, anche se la zona ancora chiusa fa sorgere qualche perplessità. «Sono contenta che abbia riaperto», ha detto Valeria Belardinelli. «Temevo che non si potesse recuperare per cui è bello vedere quest’area viva. La sensazione è positiva e spero che si impegnino per migliorare il risultato raggiunto, aprendo anche il resto». Marian e la moglie Irina hanno raggiunto il parco con il loro bambino perché al piccolo Luciano, «come a tutti i bimbi, piacciono le papere. È bello che abbia riaperto», ha detto Marian mentre il figlio passava da un gioco all’altro. «Hanno fatto un grande lavoro, per mettere a posto, e ora aspettiamo l’estate che è il periodo ideale per frequentare la Pineta con i bambini. Durante la pandemia venivamo qui perché c’erano tante famiglie con i figli ed era l’unico modo per socializzare. È un parco eccezionale, con tanti giochi, non ce n’è un altro così. E attorno alla casetta di legno bruciata ci sono gli alberi ancora in piedi, segno che qualcuno si è impegnato a spegnere le fiamme rapidamente. Si vede che c’è stato un grande impegno, tanta solidarietà».
«Il problema è vedere come risolvono qui», dice Claudio Morganti indicando la zona rimasta transennata, dove i segni dell’incendio sono ancora visibili e gli alberi bruciati raccontano come e quanto si sono propagate le fiamme, quel giorno. «È spettrale, questa parte. Vediamo quando cominceranno a recuperare anche qui: bisogna tagliare e ripiantare, non mi sembra che ci sia una buona gestione», dice ancora ricordando il primo agosto dell’anno scorso. «Mia figlia e mio nipote erano in spiaggia, allo stabilimento 186, mi hanno chiamato (io ero fuori città) e poi, una volta a casa hanno fatto arrivare l’ambulanza per un controllo». «Non sapevo che avrebbe riaperto oggi e sono contentissimo che la Pineta sia di nuovo fruibile», ha commentato Vittorio. «Da agosto dell’anno scorso sono stato sul lungomare o nell’altra porzione della Pineta, quella non interessata all’incendio. Qui si viene con piacere, si possono portare i bambini: la chiusura è stata un disastro, il rogo una rovina».

