La Cna: imprese in ginocchio azienda Abruzzo da salvare

5 Marzo 2020

Il direttore Di Costanzo: il turismo è il settore più critico, va aiutato per evitare il collasso Chiesta la sospensione delle tasse locali e l’avvio di un tavolo istituzionale straordinario

PESCARA. L’Abruzzo è come un pugile alle corde che tenta disperatamente di evitare il colpo del ko. L’emergenza coronavirus che sta mettendo in ginocchio l’Italia rischia di provocare un collasso economico di dimensioni drammatiche anche nella nostra regione. Tra i punti deboli di questo tsunami sanitario ed economico figurano le micro, piccole e medie imprese.
Il direttore regionale della Cna (Confederazione nazionale dell'artigianato e della piccola e media impresa), Graziano Di Costanzo non nasconde la preoccupazione per le conseguenze sul settore produttivo abruzzese.
«Credo che mai come in questo momento», osserva, «occorra trovare un senso di squadra tra istituzioni e forze sociali, dell’impresa e del lavoro, per vincere la grande sfida che ci sta di fronte. Ma per farlo servono proposte straordinarie, soprattutto dalle principali istituzioni regionali e territoriali, e una sede in cui confrontarsi costituendo uno specifico tavolo istituzionale».
«Occorre poi una grande azione di informazione e comunicazione sull’Abruzzo», prosegue, «soprattutto di carattere istituzionale, che faccia capire come in questo territorio le conseguenze legate alla diffusione del coronavirus siano limitate, marginali. In particolare, va rilanciata l’immagine turistica della nostra regione, le tante opportunità offerte per chi la sceglie come meta: il mare, la montagna, i borghi, la natura protetta, il turismo esperienziale legato all’enogastronomia, l’arte, la cultura».
Il turismo appare al momento come il settore più duramente provato. E sul quale, in prospettiva, potrebbero ricadere anche le conseguenze legate alla sospensione e/o cancellazione di collegamenti aerei come quello mattutino di Alitalia per Milano.
«Per il rilancio economico», precisa il direttore della Cna, «serve sostenere quelle infrastrutture, come l’aeroporto, in grado di supportare adeguatamente una domanda proveniente dall’Italia, dal resto dell’Europa o da altre aree: cancellare o sospendere voli non va esattamente in questa direzione, quando le condizioni di sicurezza sanitaria sono ampiamente garantite».
Poi sono alla base del confronto anche possibili interventi di sostegno alle attività produttive che dovessero manifestare segnali di crisi. Oltre alle difficoltà del turismo, vanno monitorati attentamente anche altri comparti, soprattutto quelli a forte vocazione per l’export, e adeguatamente sostenuti: l’agro-alimentare, ad esempio. «Se dovesse ancora perdurare la situazione di allarme che si è creata», aggiunge Di Costanzo, «certamente alcune attività più legate al rapporto con il grande pubblico, come l’artigianato dei servizi alla persona, o il piccolo commercio, potrebbero entrare in una condizione di sofferenza gravissima. Nei giorni scorsi, alcune nostre strutture territoriali hanno chiesto ai Comuni principali misure di dilazione, se non di riduzione, delle principali tasse locali: se c’è una situazione di emergenza, che rischia di vedere la chiusura di decine e decine di piccole attività, non si può rispondere semplicemente facendo finta di niente. O, peggio ancora, alzando la tassazione comunale».
«Noi», conclude, «abbiamo chiesto la sospensione del pagamento di Irpef e contributi non solo per le attività turistiche ma anche di altri settori investiti pesantemente dalla crisi, come moda e trasporti. Se non si ripristina la libera circolazione delle merci non riusciremo a far ripartire l’economia».
Il ricorso al lavoro a distanza, lo smart working, che in questo momento trova particolari applicazioni nelle aziende più strutturate e di grandi dimensioni, nelle piccole aziende abruzzesi sconta anche i problemi legati alla diffusione non uniforme della banda larga.
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