«La Commissione punto di forza della Ue»

Prodi e la sfida europea: «Ora nel Consiglio comandano gli Stati più forti, c’è bisogno di equilibrio»
MONTESILVANO. Politico, economista, accademico, dirigente, per due volte ha ricoperto la carica di presidente del Consiglio dei ministri, ma soprattutto è stato presidente della Commissione europea dal 1999 al 2004. Per questa ragione Romano Prodi è stato scelto come interlocutore dei 1700 studenti italiani riuniti a Montesilvano in occasione della Scuola formativa per studenti promossa dall’Azione Cattolica. Prima di incontrare gli studenti all'interno di un gremito Pala Dean Martin e ascoltare le loro domande sul tema della “Sfida europea”, Prodi ha accettato di rispondere ad alcune domande per Il Centro.
Oggi a Montesilvano ci sono circa 1700 studenti che diventeranno i futuri cittadini europei e che sono desiderosi di conoscere meglio l’Europa e il suo funzionamento. Qual è lo stato di salute della Ue e come è cambiata negli ultimi anni?
«Siamo qui proprio per discutere di questo. La situazione di oggi è molto incerta. Da un lato non possiamo fare senza l’Europa, perché se pensiamo che la Cina ha 22 volte gli abitanti dell’Italia, cioè ci sono 22 cinesi per ogni italiano, allora cosa vogliamo fare da soli? Fa morire dal ridere tutto questo. Dall’altro lato, però, non possiamo avere un’Europa che non sia solidale, che non guardi a tutti, che non sia equilibrata. E negli ultimi anni l’Europa non è stata così. Fino a che l’Europa ha avuto nella Commissione il suo punto di forza, c’erano gli equilibri fra i diversi Paesi. Quando, invece, è passato al Consiglio, quindi agli Stati, allora sono gli Stati più grandi che comandano. Quindi il problema è diventato serio».
Come si può risolvere questo problema ed è possibile uscire da questa situazione?
«Si può uscire, si deve uscire e si uscirà, a mio parere, perché le forze del cambiamento stanno già premendo e le nuove elezioni eleggeranno una nuova Commissione che sarà più forte, che sarà capace di affrontare questi problemi».
A proposito, come vede le prossime elezioni europee?
«Le vedo senza grandi cambiamenti. Aumenteranno un po’ i cosiddetti populisti o nazionalisti, ma senza cambiare radicalmente la struttura europea».

