«La crisi del turismo si batte con una strategia comune»

Cardelli, Taucci e Summa commentano i dati negativi rivelati da Federalberghi e lanciano un appello per realizzare nuove iniziative per rilanciare il settore
PESCARA. Che fare se il turismo non decolla e le camere d’albergo restano in parte vuote? Serve una strategia, dicono i rappresentanti di alcune categorie dopo aver letto i risultati di un sondaggio di Trademark Italia reso noto dal presidente di Federalberghi, Emilio Schirato. In base a questi dati, nel 2017 il tasso di occupazione delle camere d’albergo è stato del 57,5 per cento e c’è stata una crescita appena dell’1,1 per cento rispetto all’anno precedente. Stefano Cardelli, della Ciba Confartigianato, non è affatto stupito dei numeri svelati da Federalberghi perché «è vero che nel 2017 abbiamo avuto una stagione migliore rispetto al disastro del 2016 ma come mole di lavoro siamo a meno 50 per cento, e anche oltre, rispetto agli anni passati, tra gli anni Ottanta e i primi del 2000». Cardelli non focalizza l’attenzione su proposte singole perché non servirebbero a molto. «Bisogna mettere tutto a sistema, solo così l’Abruzzo può diventare competitivo, anche rispetto a regioni come la Puglia. La svolta ci sarà quando ci uniremo per un progetto in grado di far emergere tutto quello che c’è di buono in questa regione. E molto dipende dalla politica, come è accaduto in Puglia quando Vendola ha puntato sul turismo”. Cardelli vede attorno a sé «una città che soffre, in tutti i settori» e si chiede perché non si punti, ad esempio, «sulle peculiarità di alcune attività del centro, ad esempio, o perché non esistano delle agevolazioni per chi apre attività ricettive» e suggerisce di seguire la strada dell’unione «sia tra operatori dello stesso settore che tra categorie».
«Manca una strategia legata al prodotto turismo», commenta Gianni Taucci, direttore della Confesercenti, e «non basta l’impegno di una città per attrarre gente. Serve l’impegno degli enti preposti, a partire dalla Regione e dalle Dmc», che si occupano di politiche turistiche. «Si dovrebbe costruire un prodotto Pescara», suggerisce Taucci che apprezza «le attività del Comune: grandi eventi e manifestazioni sono un primo passo, rendono la città dinamica. Ma ora vanno prodotte delle campagne ad hoc, che però non possono essere scollegate tra loro». E gli operatori che ruolo hanno? «Devono dare il loro apporto, dagli albergatori ai ristoratori passando per i balneatori». L’obiettivo può essere «di mettere gli enti attorno a un tavolo, e l’assessorato al Turismo può fare da trait d’union, con le Camere di commercio e le Dmc». Va attivato «un metodo» e ognuno «ha un ruolo da mettere in rete» per delle «strategie comuni». Anche per Taucci la politica ha un ruolo da protagonista, «per fare in modo che vadano tutti per la stessa strada». «Il problema è che Pescara ha smarrito il proprio orientamento, se si fa un confronto con gli anni Settanta quando le cose andavano molto bene per turismo e commercio e non solo», osserva Cristian Summa, alla guida del consorzio Pescara Vecchia. «Ora dobbiamo ricollocarci: per farlo, serve una strategia di marketing complessiva sulla città e sulla regione». Una strada da seguire può essere quella delle manifestazioni, cioè quelle già realizzate annualmente dal Comune, con l’assessore Giacomo Cuzzi, «che devono essere sempre più importanti». Summa pensa alle «luci d’artista nel periodo di Natale, da migliorare, e alla notte bianca. E poi vanno introdotte delle iniziative durante l’anno per generare curiosità e interesse. Insomma si deve puntare a un sistema di intrattenimento e di attrattività, ma non può farlo il Comune da solo o i singoli operatori. Noi, dice Summa, facciamo la nostra parte». Dal rappresentante del consorzio Pescara Vecchia parte anche un’idea per l’area di risulta da riqualificare. «In quel parco immagino venti ecosfere che rappresentino le regioni d’Italia cioè la fauna, l’ecosistema, delle regioni. Andrebbe realizzato in collaborazione con le regioni stesse e al centro metterei l’Europa per mostrare la nostra peculiarità di regione verde d’Europa. Un parco così può essere attrattivo». Perché il segreto è «avere qualcosa che ci rappresenti e generi turismo riempiendo alberghi, ristoranti e negozi».
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