La Croce Rossa oggi al voto Nieddu: lascio un gruppo forte

16 Febbraio 2020

L’avvocato pescarese fa un bilancio alla fine del suo terzo mandato alla guida del comitato provinciale «Risolvere il dissesto finanziario ci ha permesso di aiutare più persone. Resta il problema della sede»

PESCARA. Oggi, la Croce rossa va al voto per eleggere il nuovo consiglio direttivo del comitato provinciale. Intanto, Fabio Nieddu lascia la guida e fa un bilancio della sua attività. Un bilancio che si chiude in attivo, per un’associazione di promozione sociale come la Croce rossa, vuol dire aumentare i servizi sul territorio di riferimento, triplicare il numero dei trasporti in ospedale e far crescere i progetti futuri destinati a contrastare povertà ed esclusione, e a supportare ogni forma di vulnerabilità. È quanto avvenuto nell’ultimo quadriennio nel comitato provinciale di Pescara sotto la guida di Nieddu. L’avvocato di 48 anni, con una lunga esperienza alle spalle come volontario prima e presidente poi, lascia oggi la direzione della Croce rossa con una certezza acquisita in anni di impegno e servizio per gli altri: «Chiunque può scegliere di dedicare il proprio tempo e la propria passione al prossimo, il volontariato è compatibile con qualsiasi attività lavorativa, compreso quelle libero-professionali».
Da cosa deriva questa consapevolezza?
«All’inizio, quando mi sono affacciato a questa realtà, ero spaventato dalla mole di tempo da dover dedicare agli altri. Mi trovavo all’inizio della mia carriera professionale e temevo ripercussioni sul mio reddito e sulla capacità produttiva. Adesso che ho imparato a gestire meglio i miei tempi lavorativi, annullando quelli morti e inutili, ho capito che il servizio per la comunità apporta solo benefici e migliora il proprio lavoro. Nel 2019, ad esempio, ho conseguito i migliori risultati professionali di sempre. Il volontariato si può fare, chiunque può dedicare tempo agli altri nella misura che ritiene più compatibile con i propri impegni lavorativi e familiari».
Avvocato, com’è iniziato il suo impegno nella Croce rossa?
«Ho iniziato a fare il volontario a 24 anni più o meno, ma dopo due anni ero già diventato presidente dell’allora comitato provinciale. Ero un giovane avvocato quando nacque l’esigenza di dare un tocco di freschezza alla governance. In realtà il mio impegno per la comunità nasce dall’adolescenza: è in un gruppo scout Agesci che ho conosciuto la parola servizio. È stato un percorso quasi naturale perché è la cosa più bella che ti può capitare nella vita. Per il 90 per cento del nostro tempo siamo concentrati ad accumulare beni materiali e affermazioni professionali, che per un avvocato equivalgono ad aumentare le cause e i successi. Ma la domanda che mi sono sempre posto è: questi dati cosa misurano? Essere un buon professionista, certo, ma non la mia capacità di essere uomo».
E come si misura la capacità di essere uomini?
«Si misura dal benessere della propria comunità: la mia famiglia starà meglio se anche la mia comunità starà meglio. Se con una chitarra o vestendoti da pagliaccio puoi entrare in un reparto di oncologia e far tornare il sorriso a un bambino malato, nonostante la barriera di vetro dell’ospedale, questo non ha prezzo e non ha valore economico. Stesso discorso per gli incentivi per aiutare chi non può permettersi di accedere ai corsi di studio pur meritandolo».
Cosa lascia dopo questa esperienza nella Croce rossa?
«Un bilancio sano e un gruppo molto coeso, fatto di persone estremamente competenti che hanno messo le loro capacità professionali a servizio gratuito dell’associazione. Non è stato facile ridistribuire volontariamente i compiti, ma oggi posso dire con soddisfazione di essere arrivato a fine mandato con il sorriso di chi ha fatto il meglio per risolvere le cose e per questo voglio ringraziare anche i miei colleghi del consiglio direttivo Luca Rotolone, Morena Evangelista, Lorenza D'Amico e Marcello Carfagna, nonché Emma Renzetti e tutto l'ufficio di segreteria. Risolvere il dissesto finanziario vuol dire che si possono aiutare più persone e incidere maggiormente sul tessuto sociale. Ho scelto di chiudere qui il mio percorso da presidente, ma resterò volontarioi».
I momenti più brutti?
«Il momento dell’abbandono da parte delle istituzioni nel 2017/18 quando la Provincia di Pescara ci ha tolto la sede senza motivo e il Comune si è allineato. Ho avvertito l’assenza e la lontananza anche perché adesso quegli stessi locali sono vuoti. La cosa bella, però, è che siamo riusciti in poco tempo a trovare una nuova sistemazione. Adesso paghiamo 30mila euro all’anno per i locali in via Doria, è un problema, ma c’è in atto un’interlocuzione con la nuova amministrazione per ottenere la permuta del terreno di proprietà dell’associazione nei pressi della Madonnina, destinato all’ampliamento del mercato ittico».