“La decivilizzazione estetica” il nuovo saggio di Aldo Marroni

CHIETI. L'insoddisfazione dell'uomo contemporaneo, la sua irrequietezza, la sua anedonia, vale a dire l'incapacità a provare piacere, sono al centro della riflessione filosofica condotta con acutezza...
CHIETI. L'insoddisfazione dell'uomo contemporaneo, la sua irrequietezza, la sua anedonia, vale a dire l'incapacità a provare piacere, sono al centro della riflessione filosofica condotta con acutezza dallo studioso abruzzese Aldo Marroni nel recente volume "La decivilizzazione estetica della società. Sul sentire neo-cinico" (Bruno Mondadori). Marroni, intellettuale coi fiocchi, docente di Estetica nell'università D'Annunzio di Chieti, a lungo legato da amicizia epistolare al filosofo e artista Pierre Klossowski, è autore di notevoli pubblicazioni.
Oltre a saggi sul pensiero dell'intellettuale parigino fratello del pittore Balthus, Marroni ha meritoriamente gettato luce sui filosofi Carlo Michelstaedter e Antonio Sarno e gli scrittori Cristina Campo e Dino Campana nel volume "Filosofie dell'intensità. Quattro maestri occulti del pensiero italiano contemporaneo" (Mimesis, 1997). Tra i suoi ultimi lavori "L'enigma dell'impuro" (Carocci), "L'arte dei simulacri" (Costa & Nolan), "Estetiche dell'eccesso" (Quodlibet). Ne "La decivilizzazione estetica della società" Marroni chiarisce come l'estetica sia stata fin dal '700 elemento propulsivo della società, alimentando l'idea della storia come infinito e lineare processo di civilizzazione e progresso. Tuttavia, spiega il docente, «la civiltà occidentale ha dimenticato l'importanza di mantenere saldo il legame tra estetica e società, perché si è avviata sordamente verso la degenerazione del sentire collettivo». Risultato, spiega Marroni, la radicale frammentazione in senso individualistico, una perdita dell'unità civile che ha condotto a forme di degrado etico e di decivilizzazione della vita affettiva, della cultura, dei rapporti sociali. Al sentire collettivo si è sostituito il sentire intimistico e con esso si è affermato il tipo umano del neo-cinico, narcisista proteso nevroticamente verso il godimento individuale, senza alcun rapporto con la società. Attraversando le teorie di Burke e De Sade, Kant e Kierkegaard, Freud e Lacan, Marroni elabora il suo ritratto dell'individualismo e pragmatismo estetico del neo- cinico. La ricerca esasperata del piacere, la conquista e continua distruzione dell'oggetto del piacere si traducono in un'esperienza anestetica. «È la tipica condizione dello spirito cui si è votata la società contemporanea. L'ansiosa richiesta di possedere tutti gli oggetti di piacere possibili offerti dall'economia liberale. Al fondo resta un'incolmabile sensazione di impotenza estetica, di oscura e melanconica insoddisfazione».
Anna Fusaro
©RIPRODUZIONE RISERVATA

