La difesa di Gagliardi calca la pista dei soldi

Il legale ipotizza un movente diverso da quello passionale. La sorella di Pavone: mai problemi economici
PESCARA. Tenta la pista dei soldi, la difesa di Vincenzo Gagliardi, l’uomo arrestato e in carcere da un anno con l’accusa di aver ucciso l’ingegnere informatico Carlo Pavone. E’ ripreso ieri il processo con rito abbreviato per l’ex impiegato delle Poste di via Volta a Pescara e, in aula, sono sfilati i testimoni chiamati dall’avvocato di Gagliardi, Renzo Colantonio: i genitori e la figlia dell’imputato e la sorella dell’ingegnere morto, Adele Pavone. Testimonianze che avrebbero dovuto dare forza all’alibi di Gagliardi che si è sempre dichiarato innocente e che, all’epoca delle indagini, collocò il suo rientro a casa intorno alle 20, prima dell’agguato a Pavone.
La sua famiglia non poteva che confermare la versione dell’uomo e, così, la figlia di Gagliardi ha difeso il papà: il 30 ottobre, ha detto, Gagliardi l’aveva accompagnata all’aeroporto e l’aveva lasciata lì senza aspettare la partenza dell’aereo alle 20. Anche gli anziani genitori sono arrivati in aula e se il padre – a cui inizialmente era stato sequestrato un fucile Flobert – ha raccontato al gup Maria Carla Sacco di aver utilizzato quel fucile anni fa per sparare a topi e galline, la mamma ha riferito che il 30 ottobre 2013 il figlio era rientrato in casa alle 20. «Sì, perché ricordo che stavo guardando la tv e c’era la sigla di Canale 5», ha detto la donna. Testimonianze che, difficilmente, riusciranno a contrastare l’impianto accusatorio messo in piedi dal pm Anna Rita Mantini perché, ad esempio, su Gagliardi erano state trovate tracce di polvere da sparo, ma è improbabile che possano riferirsi a un fucile che aveva sparato un paio di anni prima. E’ così che gli avvocati Massimo Galasso e Marino Di Felice hanno commentato le ricostruzioni fatte in aula perché, come ha detto Galasso, «le testimonianze sono state neutre e non cambiano il quadro accusatorio». L’avvocato di Gagliardi ha chiamato a deporre anche Adele Pavone, la sorella dell’ingegnere informatico morto dopo un anno di coma lasciando la moglie e due figli piccoli. L’obiettivo del legale era quello di cercare un possibile movente diverso da quello sentimentale impresso invece nell’ordinanza di custodia cautelare del gip Maria Michela Di Fine: «Movente passionale», scrisse il gip, perché Gagliardi era l’amante della moglie dell’ingegnere Raffaella D’Este, parte civile nel processo.
E’ per questo che l’avvocato ha chiesto ad Adele Pavone qual era la situazione patrimoniale della famiglia facendo riferimento ad alcune intercettazioni tra lei e il fratello che vive in Venezuela in cui sarebbe emerso che l’ingegnere aveva bisogno di soldi. «Non avevamo problemi economici», ha ripetuto più volte la donna in aula aggiungendo che la ditta del fratello era sempre in attivo e, comunque, che la famiglia era proprietaria di alcuni immobili. Ma l’avvocato Colantonio avrebbe anche fatto notare che, a un certo punto, l’ingegnere avrebbe ricevuto 100mila dollari dal padre, una tesi difensiva che non combacia con quella dell’accusa secondo cui quei soldi sarebbero sì arrivati ma per pagare le tasse delle case. Tutti i conti dell’ingegnere Carlo Pavone sono stati analizzati dalla procura e sembrerebbe che l’uomo avesse abbastanza disponibilità di soldi e conducesse una vita tranquilla. Ma per la difesa di Gagliardi la pista dei soldi è stata una maniera per spostare l’attenzione su Gagliardi aprendo altri possibili scenari. Nel corso della prossima udienza, prevista per il 9 giugno, saranno sentiti in contraddittorio gli uomini del Ris che hanno svolto le indagini balistiche e scientifiche con il consulente di parte della difesa. In un’altra udienza di luglio inizierà la discussione.
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