La droga della ’ndrangheta stoccata a Montesilvano da due calabresi

In città era stato allestito un hub per il confezionamento. È qui che, dal porto di Civitavecchia, si portava su gomma lo stupefacente poi smistato in tutta Italia
MONTESILVANO. Dalla Calabria all’Abruzzo, passando per Montesilvano, dove due malviventi affiliati alla ’ndrangheta di Ariola vivevano e gestivano i narcotraffici per conto della ’ndrina Maiolo di Acquaro (Vibo Valentia). Ci sono anche due calabresi residenti nella città adriatica tra i soggetti destinatari di 15 misure cautelari emesse, in tutta Italia, nell’ambito di un’operazione della guardia di finanza coordinata dalla Dda di Catanzaro. Un’inchiesta che ha permesso di ricostruire come il “locale” (struttura territoriale autonoma dell’organizzazione criminale) di Ariola avesse ramificazioni anche in Abruzzo dove «era stato allestito un vero e proprio hub di stoccaggio da dove venivano veicolate intere partite di droga», come spiegato da Pierpaolo Manno, comandante della guardia di finanza di Catanzaro.
Secondo quanto ricostruito dal gip del Tribunale di Catanzaro, Gilda Danila Romano, il gruppo operava stabilmente almeno dal 2015, con una struttura gerarchica ben definita e una rete logistica estesa su più regioni. L’organizzazione si occupava di importazione, trasporto, stoccaggio e vendita di ingenti quantitativi di stupefacenti, prevalentemente marijuana, ma anche cocaina e hashish, con piazze di spaccio distribuite su tutto il territorio nazionale. A seguito di complesse indagini, rese più complicate dal fatto che veniva utilizzata messaggistica criptata all’interno del clan, sono state ricostruite transazioni di marijuana, per oltre 700 chili, e cocaina, per oltre 11 chili, per un valore di oltre 10 milioni di euro.
«Quello di Ariola è storicamente un clan molto agguerrito», ha ricordato il capo della Dda Salvatore Curcio, «e, anche in questo caso, il narcotraffico si è rivelato uno dei maggiori sistemi di autofinanziamento della cosca, anzi il maggiore sistema insieme al riciclaggio. Da questa nuova indagine abbiamo avuto anche la conferma di come le organizzazioni di ’ndrangheta si siano evolute per stare al passo con il progresso tecnologico». La droga, che pare arrivasse al porto di Civitavecchia, dal Lazio veniva trasportata su gomma per essere trasferita proprio in Abruzzo, dove veniva stoccata, per poi ripartire alla volta di tutta l’Italia.
Sempre stando a quanto sospettano la Dda e la guardia di finanza, il locale di Ariola era stato in grado di costruire ramificazioni praticamente in tutta Italia, soprattutto nel Lazio e in Abruzzo, arrivando anche in Piemonte, Lombardia e Puglia. «Il dominus dell’organizzazione», ha evidenziato Salvatore Tramis, comandante del nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Catanzaro, «era Angelo Maiolo, specializzato in particolare nel narcotraffico. Maiolo si sarebbe avvalso di corrieri del Vibonese che si muovevano per tutta Italia, soprattutto di un camionista».
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