«La famiglia è diventata una società per azioni, così abbiamo perso l’empatia»

Lo psichiatra commenta il caso Crox, l’indifferenza del branco e il pentimento E se la prende anche con la scuola: abbassando la qualità, non serve più a niente
PESCARA. Punto primo, «la normalità non esiste». Punto secondo, «la famiglia è diventata una società per azioni dove ognuno fa per sè». Punto terzo, «anche la scuola ha fallito, abbassando la qualità di un tempo». Il professor Paolo Crepet, psichiatra sociologo e saggista, non ha dubbi: quello che è successo a Christopher, ucciso a 16 anni da due coetanei con 25 coltellate succederà ancora. Anzi, dice, è già successo.
Professor Crepet, di questo omicidio colpiscono l’indifferenza del branco che dopo l’omicidio se ne va al mare, e la normalità: i due assassini e gli altri ragazzi sono figli di carabinieri, professionisti, impiegati. Che sta succedendo?
È successo che tutti siamo diventati più uguali in peggio. È finito il tempo in cui i delitti avvenivano solo nei sotterranei più orrendi delle nostre città, compiuti da miserabili o delinquenti. Quello che è successo a Pescara è successo in tanti altri posti in questi mesi.
Come lo spiega?
Bisogna capire che la famiglia come l’abbiamo intesa fino a qualche tempo fa non esiste più, non è più un luogo coeso. Ma anche la scuola ha fallito.
In che modo?
Prima la scuola era certamente selettiva, e anche in parte ingiusta per questo, ma funzionava. Noi in maniera corretta abbiamo cercato che diventasse di tutti, ma questa democratizzazione della scuola non ha portato a un miglioramento per tutti, ma a un abbassamento della qualità per tutti. Il risultato è che la scuola non serve più a niente, mentre in questi casi servirebbe. Quando un ragazzo passa molte ore della sua giornata in classe, lo capisci se è agitato o no.
Ha detto che la famiglia non esiste più. Dove ha fallito?
La famiglia non crede più in se stessa, siamo delle unità all’interno della famiglia, sostanzialmente è diventata una s.p.a., un consiglio di amministrazione.
A cosa è dovuto questo cambiamento?
Ai soldi. Troppi soldi.
Quindi colpa della società?
Macché. Nessuno ci obbliga ad andare al ristorante 4 volte al mese, o a cambiare la macchina. È il consumismo di cui parlavano negli anni ’60 e ’70: allora era indicato come un rischio, ora è diventato realtà. E ha ribaltato la scala dei valori.
Qual è il valore più importante che si è perso?
L’empatia, la solidarietà. Quando, dopo aver ammazzato Christopher, i ragazzi vanno al mare, quella è indifferenza.
Che ruolo ha l’abuso dei social in questa indifferenza?
I social sono degli strumenti. O educhiamo la gente a usare questo strumenti e poi glieli diamo, oppure ognuno fa quello che vuole: è come dare una Ferrari a tutti i ragazzi, sai quanti morti ci sarebbero? I social sono un megafono di intelligenze laddove queste ci sono, oppure no.
Ha parlato di empatia, ci spiega cos’è?
Non avere empatia è non accorgersi che tuo padre sta male mentre guarda la tv e tu pensi ai fatti tuoi. L’empatia contiene egoismo, cinismo, indifferenza.
Siamo in tempo per recuperarla?
Non lo so, perché c’è chi lavora contro.
A chi si riferisce?
Tutte le aziende del digitale vogliono questo, sennò come fanno a vendere il loro business?
Professore, uno dei due ragazzi che ha accoltellato Christopher dice di essersi pentito.
Il pentimento può essere tante cose, strategia processuale, confessione reale, esiste un pentimento falso e uno vero.
Al di là del pentimento, le famiglie dei due assassini come possono aiutare i loro figli?
Cambiando lo spartito che si stava suonando. O quelle famiglie cambiano in maniera radicale anche, caso limite, trasferendosi in Australia, e non è una battuta, oppure niente.
La famiglia sempre al centro.
Tutti siamo il prodotto della famiglia, del mondo dove siamo nati, della cultura dove siamo immersi.
Allora ci dica lei, come deve comportarsi un genitore?
I genitori devono dare l’esempio. Ma dico anche che se uno in famiglia sente un ragazzino che fa una battuta ironica su quello che è successo a Pescara, deve imbufalirsi. Ci vuole il buonsenso, ricordando che tutte le storie sono metaforiche, tutte le storie possono dare suggerimenti.
L’omicidio Crox ci inquieta perché gli assassini hanno le facce dei nostri ragazzi, e vivono nella stessa normalità delle nostre case. Cos’è oggi la normalità?
Non c’è niente di normale, smettiamola con questa normalità, non siamo prodotti di fabbrica. La normalità non esiste e se esistesse sarebbe orrenda.
Allora siamo tutti a rischio.
No. Io non credo di riuscire ad ammazzare nessuno, non sono un signore che butterebbe un missile su un ospedale pediatrico. Io sono io, ognuno si prende la propria responsabilità.
Professore, i due ragazzi che hanno ucciso un loro coetaneo con crudeltà e per futili motivi, e poi sono andati al mare, riusciranno a comprendere davvero quello che hanno fatto?
Dipende tutto da cosa deciderà la magistratura. Se li butta in galera non succederà nulla, usciranno peggio di prima.
Quindi, qual è la strada?
Dovremmo avere un sistema carcerario civile e non ce l’abbiamo. Le due più grandi galere italiane hanno 400 anni, siamo medievali, a nessuno glien’è mai fregato niente della condizione carceraria. Ancor meno delle carceri minorili, che sono la cosa peggiore che abbiamo mai pensato. Abbiamo dei grandi operatori che dovrebbero essere più ascoltati, dovremmo avere comunità che consentano a quei due ragazzi di non avere la vita segnata fino a 70 anni. Tutti si possono recuperare, anche Totò Riina.
Ci sarà un altro caso Crox?
C’è già stato e ci sarà ancora.
Allora siamo spacciati?
No, non siamo spacciati, dipende da cosa facciamo.
Ci dica almeno tre cose da fare.
Rivoluzione. Rivoluzione nel cambiare in maniera radicale le cose: la scuola va cambiata, i quartieri vanno cambiati, le città vanno cambiate. È possibile che una città come Pescara, dove venivo per un festival della letteratura che non esiste più, sia diventata tutta un bar? Così inizia l’impoverimento. (s.d.l.)

