«La festa dell’8 marzo? Ricorrenza da superare: la donna può fare tutto»

8 Marzo 2023

«Sì all’uguaglianza: mettiamoci a disposizione di chi non ha voce Quote rosa inutili: si rifletta di più sull’importanza della democrazia»

PESCARA. «Alle donne dico: mai rinunciare. Una donna è meravigliosa quando gioca a calcio, quando fa l’ingegnere nucleare, quando fa l’insegnante. E nessuno deve permettersi di dire a una donna: tu questo non lo puoi fare. Noi possiamo fare tutto». Augusta Consorti, prorettore dell’università d’Annunzio, lo dice chiaramente: «Spero che, in futuro, non ci sia più una festa della donna: significherebbe che la differenza di trattamento non esiste più», dice lei, economista votata all’umanesimo.
Professoressa Consorti, oggi è l’8 marzo: come descriverebbe la condizione della donna nel 2023?
«Considerando quello che vediamo altrove in questi giorni e mi riferisco all’Afghanistan e all’Iran, in Italia dobbiamo sentirci delle privilegiate. Anzi, nel mondo occidentale, la nostra condizione è fin troppo protettiva e parlo delle quote rosa per esempio».
Non le piacciono?
«Dovremmo parlare meno delle carriere e dei tetti di cristallo da infrangere: vorrei, invece, che ci fosse più attenzione per tutte quelle donne che faticano a portare avanti la propria vita: per tante è impossibile lavorare e seguire i figli oppure curare i genitori anziani. Bisogna guardare proprio a questa parte più debole della società. Sento quasi come un dramma personale quello delle donne afgane e iraniane. Pensi che in Iran hanno avvelenato delle bambine ed è un crimine aberrante».
E allora qual è il significato di questa giornata?
«Dobbiamo tutti, noi donne e soprattutto gli uomini che viviamo nella democrazia e conosciamo bene il valore della libertà, capire quanto siamo privilegiati. Questo sembra banale per noi cresciuti in un Paese democratico in cui possiamo vivere come meglio vogliamo ma il mondo ci insegna che questi privilegi vanno preservati: non riesco più a parlare di quote rosa, vorrei che, nelle scuole e nelle università, si formassero le coscienze e si riflettesse su quanto di importante abbiamo ottenuto grazie ai nostri nonni e padri: la libertà. Non possiamo ignorare quello che accade in Afghanistan e in Iran chiudendoci nelle nostre enclave: il caso di Cutro, con i profughi che fuggivano dalla disperazione, ce lo ricorda. Vorrei che i nostri ragazzi capissero quanto è importante la democrazia».
C’è ancora tanta differenza tra donna e uomo?
«A seconda dei contesti. Per esempio, all’università non c’è più tanta differenza: si fa carriera sulla base di valutazioni anonime. Ma, in base alla mia esperienza, ho notato che le ragazze si laureano più in fretta e con voti migliori, ma la loro carriera spesso è frenata perché la donna vive tante sfaccettature. Io ho due figli e ho fatto carriera ma non è stato facile. E comunque non rinuncerei neanche a un giorno dedicato ai miei bambini: i figli arricchiscono la vita».
Si dice che le donne abbiano una marcia in più: se è vero, qual è?
«È vero e verificato che siamo multitasking: significa avere la capacità di occuparsi quotidianamente di tante cose e avere più obiettivi ma, in fin dei conti, questa è anche un gran fregatura: così ci piove addosso un po’ di tutto. Ma la nostra forza è prenderci cura ed è bellissimo».
Il capo del governo è una donna; una donna guida il principale partito di opposizione. È una nuova alba?
«Spero che per l’opposizione non sia una moda e una scelta fatta tanto per. In ogni caso, è importante che le donne occupino posti importanti anche in politica ma, sottolineo, ci sono tante donne che non hanno voce: è verso di loro che dobbiamo muoverci».
Guardare verso il basso e non verso l’alto?
«Dobbiamo tutelare quelle donne che non hanno forza perché costrette a sopportare povertà educativa, scolastica ed economica. Come? Magari aiutandole nella funzione di madri: come fa una donna a essere libera di scegliere se non ha gli strumenti giusti per vivere?».
Mi dice una donna che ammira?
«La senatrice a vita Liliana Segre: mi ha incantata. Ho avuto il privilegio di parlarle e mi ha detto cose importanti in modo semplice. Ammiro le donne afgane e iraniane, straordinarie per il loro coraggio: mi emozionano e mi commuovono. Come ateneo, abbiamo cercato di portarle qui e vorremmo fare di più per loro ma non è semplice: quelle donne sono costrette a venire in Italia con delle carrette del mare rischiando la vita. E lo fanno perché, a casa loro, c’è disperazione».
Da quando era una studentessa in Economia e commercio a oggi che è il numero due dell’ateneo, come è cambiata la condizione della donna?
«È migliorata anche grazie alle lotte femministe che si sono susseguite nel tempo: anche se fuori dalle righe, quelle proteste sono servite per far riflettere. Si diceva “tremate, tremate, le streghe sono tornate”, erano scene estreme e io non ero proprio una aderente ma adesso capisco che quella fase è stata pur sempre necessaria. Negli anni è cambiata la cultura ed è cresciuta la consapevolezza che bisognava abbandonare lo stereotipo di moglie e mamma: una donna può essere moglie e mamma e, al tempo stesso, lavorare. Purtroppo, ci sono ancora tante donne che non hanno ancora raggiunto questa libertà. Per loro, anche noi che ce l’abbiamo fatta dobbiamo fare qualcosa».
Da ragazza, in un mondo diverso, pensava che ce l’avrebbe fatta a emergere?
«Da giovane mi interessava studiare, trovarmi un lavoro ed essere autonoma: non volevo sposarmi ed essere mantenuta. È vero però che quando ero giovane c’erano tanti spazi per chi si impegnava; adesso gli spazi per i ragazzi, tutti, sono più ristretti: i giovani devono pensare che il futuro sarà diverso e che le professioni saranno diverse. Ai giovani dico: non abbiate timore del nuovo, cavalcate la rivoluzione delle professioni».
Il suo augurio alle donne?
«A coloro che hanno raggiunto la libertà, chiedo di curarsene e di non dare niente per scontato: la propria libertà è un dono prezioso. Per questo, dobbiamo metterci a disposizione di tutte quelle donne che non hanno voce».
E un messaggio agli uomini?
«Devono essere al nostro fianco, sempre di più. Ma, al netto delle battutite e delle volgarità che ancora resistono, adesso c’è indubbiamente più rispetto. Quando questo rispetto manca, noi donne dobbiamo evidenziarlo e combattere».
Se oggi le regalassero delle mimose si offenderebbe?
«E perché mai? È bellissimo ricevere fiori. Evviva le differenze».