La fuga da Chernobyl e il ritorno a Cepagatti: insieme dopo tanti anni

25 Marzo 2022

Annalisa Palozzo ha accolto Victoria e i suoi bimbi in casa Si conobbero da piccole, ora la guerra le fa rincontrare

Quasi trent’anni di vita racchiusi nelle pagine di un quaderno, coperto dalla polvere dei ricordi e riaperto improvvisamente dopo lo scoppio della guerra in Ucraina: Annalisa aveva appena 8 anni e ci scriveva sopra in italiano, Victoria replicava scarabocchiando parole in russo.
Si sono incontrate per la prima volta pochi anni dopo il disastro nucleare di Chernobyl, perché Victoria è originaria di Slavutych, città resa invivibile dalla catastrofe del 26 aprile 1986. Quasi 27 anni dopo la prima volta, nel 1995, la guerra scatenata da Putin ha costretto Victoria a tornare in Abruzzo da profuga per la seconda volta. Ma il legame tra Annalisa Palozzo, oggi vice sindaco di Cepagatti, e Victoria Dyachenko non si è mai affievolito. Sono cresciute praticamente insieme e ora sono tornate a scrivere sul loro quaderno dei ricordi. Pochi anni dopo il disastro di Chernobyl, la famiglia di Annalisa, su impulso di don Antonio Crisante, parroco di Cepagatti morto l’estate scorsa, decise di ospitare i bambini ucraini che arrivavano da quelle zone per alcuni mesi, permettendo loro di respirare aria più pulita e salubre.
Era il 1995, Annalisa aveva 8 anni e ricorda come fosse ieri quando i suoi genitori Adriana e Antonio accolsero in casa Victoria per la prima volta: «Non è stata l’unica ragazza ucraina ospitata da noi dopo Chernobyl», spiega la vice sindaco, «venivano per due mesi l’estate ma anche durante l’inverno. Molte di loro vivevano vicine al luogo della catastrofe e, anche a diversi anni di distanza dallo scoppio del reattore nucleare, avevano sviluppato problemi gravi alla tiroide». Il legame tra Annalisa e Victoria è stato subito fortissimo. «Era la sorella che non ho mai avuto», spiega Palozzo, «avevamo fatto un quadernino insieme che le ho fatto rivedere appena è tornata qui, pochi giorni fa, insieme ai suoi figli. Grazie a Victoria ho imparato i suoni della lingua russa pensando che fosse ucraino». Victoria è venuta in Italia fino al compimento dei suoi 18 anni anche accompagnando altre ragazze ucraine e facendo loro da mediatrice e traduttrice. «Abbiamo condiviso tanti bei ricordi ed eravamo rimaste in contatto solo tramite i social: non la vedevo da 16 anni ma lei mi raccontava del suo compagno e dei suoi bellissimi figli Oleg e Macsim». Ma dal 24 febbraio, quando la Russia ha invaso l'Ucraina, la vita di Victoria è stata stravolta. «Io non ho avuto pace», dice Annalisa, «sapendo che lei e la sua famiglia erano sotto le bombe. Ma lei inizialmente voleva restare nel suo Paese: quando l’ho contattata mi scriveva che avrebbero resistito. Si è convinta solo per amore dei suoi bambini». Victoria e i due bimbi sono arrivati in Italia 8 giorni fa, con un aereo che dalla Polonia li ha portati a Bari, dove Annalisa è corsa a prenderli. Ma il compagno di Victoria è rimasto in Ucraina a combattere: «Quando le chiedevo dove si trovasse, preferiva non dirmelo per questioni di sicurezza».
Ora Victoria e i suoi bimbi sono tutti al sicuro a casa di Annalisa e di suo marito Fabio. «È stupendo averli a casa nostra», sottolinea il vice sindaco di Cepagatti, che insegna al liceo linguistico e pedagogico Gonzaga di Chieti, «ma non posso smettere di pensare a tutti quelli che sono lì e a quanto sia stupida questa guerra». Annalisa, infatti, è in ansia anche per un’altra ragazza ucraina che la sua famiglia aveva ospitato in passato.
«Si chiama Elina ma è rimasta in Ucraina, non ha voluto abbandonare il suo Paese. Ci sentivamo ogni tanto poco prima dello scoppio guerra: le scrivevo di tornare da noi, ma nessuno di loro credeva che si potesse davvero materializzare l’incubo di una guerra». E c’è un altro particolare che stupisce Annalisa: «Quando eravamo bambine, Victoria mi parlava in russo e questo fa capire quanto sia assurda questa guerra tra popoli fratelli». E
a quasi 27 anni dal loro primo incontro, il loro legame è rimasto intatto.
«La prima volta che Victoria venne da noi», conclude Annalisa, «rimase una settimana intera in silenzio ad ascoltare, ma al termine dei sette giorni già riusciva a parlare in italiano. Ora sta succedendo la stessa cosa con i suoi figli e io sto facendo un corso intensivo di ucraino (ride, ndr). Abbiamo anche fatto un nuovo quaderno di parole, come ai vecchi tempi».