La grande città entro il 1° gennaio 2019

15 Ottobre 2017

Fissati i tempi per la procedura di fusione amministrativa di Pescara, Montesilvano e Spoltore. Ma il fronte politico è diviso

PESCARA. Una scadenza già fissata: il 1° gennaio 2019. Un progetto di legge approvato in commissione regionale e una procedura a tappe forzate che dovrà portare, entro la data indicata, alla fusione di Pescara, Montesilvano e Spoltore, allo scioglimento dei relativi Consigli comunali, e alla elezione di un solo sindaco che dovrà governare un territorio molto più ampio e articolato.
Questo il progetto su cui la classe politica si sta dividendo, dopo un referendum consultivo regionale che, nel maggio del 2014, ha sancito con un sì a larga maggioranza (il 64%) la volontà di procedere alla nascita di una sola grande città nell’area più densamente urbanizzata e popolata dell’Abruzzo. Un unico Comune che diventerebbe, per numero di abitanti ed estensione territoriale, il terzo più grande della costa adriatica dopo le aree urbane di Venezia e Bari.
La discussione è serrata e apre conflitti trasversali negli schieramenti politici. A parte il M5s, che è orientato ad approvare la volontà espressa dagli elettori, e anzi si duole che il processo non sia stato già portato a compimento nel corso degli ultimi tre anni, le forze politiche dei due Comuni più piccoli, Montesilvano e Spoltore, sembrano orientate a ostacolare il processo di fusione annunciato dalla Regione e già ribadito dal governatore, Luciano D’Alfonso (qui, a destra, il suo intervento). Nettamente contrario il centrodestra che, venerdì, con il capogruppo di Forza Italia, Lorenzo Sospiri, ha confermato il no alla proposta che arriverà presto in Consiglio regionale per l’approvazione della legge sulla Nuova Pescara. Sospiri ha annunciato che, se non vi saranno inversioni di rotta, il suo partito è pronto a presentare 6mila emendamenti contro il testo di legge. (f.c.)
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