La Lav: «Più prolifici con la caccia, servono anticoncezionali»

Quelli dalla parte degli animali non approvano che si possa sparare, neppure ai cinghiali. I metodi per contrastare l’invasione dovrebbero essere ben altri, a partire da quelli per abbassare la...
Quelli dalla parte degli animali non approvano che si possa sparare, neppure ai cinghiali. I metodi per contrastare l’invasione dovrebbero essere ben altri, a partire da quelli per abbassare la fertilità, come ha sottolineato Massimo Vitturi (nella foto), responsabile dell’Area animali selvatici della Lav (Lega anti-vivisezione), contattato dal Centro. «Siamo decisamente contrari all’approccio della caccia, non possono essere i cacciatori a fornire la soluzione al problema cinghiali», sottolinea Vitturi, «i cinghiali sono l’ultimo anello di una catena che ha portato a questo stato di cose. Da dieci anni i cacciatori possono sparare ai cinghiali tutto l’anno, ma la proliferazione della specie dimostra che l’approccio non funziona. Bisogna prendere atto, come ci dicono anche i ricercatori, che la pressione venatoria ne stimola la riproduzione, per istinto, soprattutto quando viene uccisa la femmina dominante. La caccia non funziona e non lo diciamo solo perché siamo contrari eticamente. Ci sono state delle immissioni illegali di cinghiali negli anni scorsi, con l’arrivo di ceppi più prolifici. Diciamo no ai cacciatori, perché il sistema scelto consente di mantenere se stesso: è come se chiedessimo a dei ladri di difendere una gioielleria. Al di là della speculazione, quale cacciatore risolve il problema che gli porta un guadagno? Una soluzione reale oggi non c’è», conclude l’esponente Lav, «ma sia l’amministrazione statale che quella regionale devono impegnarsi nel campo della ricerca: si possono arginare i cinghiali ricorrendo agli anticoncezionali, abbassando la loro fertilità, e occorrono degli investimenti per arrivare a un metodo somministrabile con il cibo. È l’unica strada percorribile». (r.rs.)

