La lettera dei medici specialisti: «Non abbandoniamo gli anziani»

22 Marzo 2020

PESCARA. Da una parte l’emergenza coronavirus; dall’altra le migliaia di pazienti cronici, spesso anziani, affetti da patologie gravi ai quali deve essere comunque garantita continuità assistenziale,...

PESCARA. Da una parte l’emergenza coronavirus; dall’altra le migliaia di pazienti cronici, spesso anziani, affetti da patologie gravi ai quali deve essere comunque garantita continuità assistenziale, rispettando le misure di distanziamento sociale necessarie per limitare il contagio. È a loro che è rivolta l’attenzione dei medici specialisti in servizio nei distretti sanitari e nei poliambulatori pubblici della Regione Abruzzo, che in una lettera a firma del segretario regionale del Sumai, Franco Longhi, propongono l’istituzione di un servizio di consulti telefonici riservati a quei pazienti ai quali, a causa dell’emergenza coronavirus, sono state sospese le visite e le prestazioni già prenotate. «L’emergenza epidemica causata dal Sars CoV 2 che stiamo tutti vivendo», si legge nella lettera inviata al presidente della Regione, Marco Marsilio, all’assessore alla sanità, Nicoletta Verì, e ai direttori delle quattro Asl abruzzesi, «impone di assumere decisioni che abbiano la finalità di mantenere l’isolamento sociale per arginare il contagio, continuando però a garantire l’erogazione in completa sicurezza di quei servizi essenziali rivolti a gestire problematiche non direttamente correlate alla Covid-19, evitando la completa paralisi del Paese». In pratica la proposta del Sumai (i primi ad avanzarla sono stati gli specialisti ambulatoriali dell’Aquila), prevede che siano direttamente i medici a chiamare ogni singolo paziente al quale sia stata sospesa la visita già programmata, per monitorarne lo stato di salute.
«Nella regione Abruzzo è in vigore l’ordinanza numero 3 del 9 marzo scorso del presidente della giunta regionale”, aggiunge Longhi, «che prevede la sospensione delle attività ambulatoriali a esclusione di quelle urgenti, delle prestazioni onco-ematologiche, radioterapiche, chemioterapiche, dialitiche nonché di quelle individuate come indispensabili dallo specialista di riferimento, incluse quelle in Adi e dei controlli chirurgici e ortopedici post-intervento».
Restano però esclusi i malati cronici. «È solo utilizzando la diffusione capillare delle strutture territoriali aziendali e le competenze specialistiche in esse presenti», conclude il segretario regionale del Sumai, «che si potrà rispondere ai bisogni di salute dei cittadini, e si eviterà che si verifichino flussi verso i pronto soccorso e gli ambulatori ospedalieri per patologie diverse dalla Covi-19». (c.s.)