La mamma di Roberto «Avevo paura, ma lui amava colorare il cielo»
Gina Di Giacomo racconta l’ultimo giorno con il figlio morto «Dopo i boati, telefonai ma non rispose: un dolore senza fine»
SANT’ANGELO. «“Mamma, oggi non vieni a Villa Cipressi?”. Io gli ho risposto di no, che sarei rimasta a casa, e che sarei andata a Villa Cipressi il giorno dopo. Poi, come al solito, gli ho detto: “Roberto mi raccomando”. E lui è andato via, salutandomi come faceva tutti i giorni». È un dolore che non ha fine quello di Gina Di Giacomo, la mamma di Roberto, morto a 39 anni il 25 luglio dell’anno scorso nell’inferno della fabbrica di fuochi d’artificio saltata in aria. «A quel giorno ci penso sempre, ore e momenti. Come faccio a non pensarci? Mio figlio mi manca troppo», racconta Gina, 67 anni.
Un anno dopo, ma è come se il tempo non fosse passato: «Quella mattina, ero a casa, a Montesilvano, ma a un tratto avevo voglia di andare a Villa Cipressi anch’io», ricorda, «poi, all’improvviso ho sentito come degli spari. Mi sono affacciata dalla finestra ma non ho visto niente e non gli ho dato tanto peso: pensavo fosse un aereo e o un elicottero di passaggio. Poi, dopo qualche minuto, ho sentito altri rumori forti, come gli spari delle feste, e mi sono chiesta: ma dov’è è festa? E poi perché gli spari proprio a quest’ora?». Erano quasi le 10,30. «Passato qualche minuto ancora, mi ha telefonato mia sorella che vive a Collecorvino e mi ha detto: “Ma che è successo alla vostra fabbrica? C’è il fumo, c’è il fuoco”. Allora, ho iniziato a telefonare a mio figlio ma non rispondeva. Nessuno rispondeva, neanche i miei cognati, Mauro e Federico. Poi, ho chiamato mio figlio più piccolo, Daniele che ha 32 anni, e insieme siamo andati a Villa Cipressi con la macchina. Ci abbiamo messo solo qualche minuto e quando siamo arrivati era come una scena di guerra». Fuoco ovunque, pezzi di cemento sparsi a chilometri, un viavai di mezzi di soccorso. «Ho pensato subito che non era rimasto vivo nessuno», dice Gina. E i corpi delle vittime non si trovavano: «Avevamo poche speranze».
Roberto Di Giacomo amava il suo lavoro: «Io non volevo che mio figlio facesse quel lavoro, avevo paura, ma a lui piaceva tanto e ne era orgoglioso. Anche il fratello, che quel lavoro non l’ha mai sopportato, glielo diceva sempre: ma lascia stare, cambia lavoro. Ma lui niente: in mezzo a quelle casematte, insieme agli adorati zii, ci è cresciuto. Nella vita non voleva fare altro che i fuochi. Io gli dicevo: ma lascia stare questo lavoro, è pericoloso. E lui ogni volta mi rispondeva che tutti i lavori sono pericolosi e che uno può morire stando sempre chiuso dentro casa». Una domanda che, forse, resterà senza risposta è perché: «Forse, non si saprà mai quello è successo quella mattina. Una tragedia così non riusciamo a spiegarcela: non poteva succedere a loro, erano attenti e scrupolosi».
Una madre che seppelisce il proprio figlio è contro natura: restano i ricordi. «Quando Roberto lavorava qui vicino, alle feste di Pescara, Francavilla, Roseto, andavo a vedere gli spari anch’io: ero contenta vedendo il cielo colorato, però, avevo anche paura. Gli ripetevo sempre: Roberto mi raccomando. E lui: mamma non aver paura. Per lui era normale lavorare con i fuochi, lo faceva da più di 20 anni come se fosse la cosa più tranquilla del mondo. Ultimamente aveva cominciato gli spari con la musica: era uno spettacolo meraviglioso. Lo faceva insieme ad Alessio, mio nipote anche lui morto durante le esplosioni: Alessio era bravissimo». Dopo il diploma da ragionere all’itc Alessandrini, Roberto non ci aveva neanche pensato: sapeva già quale era la sua strada. «Lo zio l’ha assunto subito, del resto, durante l’estate ci andava sempre a dare una mano. Il ricordo più bello? Tutti i ricordi di Roberto sono belli: era un ragazzo amato da tutti e che coltivava tante passioni, amava giocare a pallone, andare a correre e in bici, adorava ballare e non litigava mai con nessuno, anzi, era quello che metteva pace. Dentro casa, ci sono ancora tutte le sue cose: non posso dimenticare quello che è successo». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

