La mamma ricorda Neyda con un ulivo

Cepagatti, la donna scampata alla tragedia ha partecipato alla cerimonia della scuola con i compagni della figlioletta
CEPAGATTI. Vestita completamente di bianco, occhi bassi per non struggersi in quel giardino pieno di voci e sorrisi di bambini, compagni di scuola della sua Neyda che non c’è più, Ena Pietrangelo ha attinto dal suo infinito amore di mamma per farsi forza e partecipare alla prima cerimonia in memoria della sua bambina, uccisa a cinque anni nel rogo appiccato dall’ex compagno e papà della piccola, Gianfranco Di Zio, morto anche lui nell’auto da cui solo Ena, lo scorso 27 aprile in via Lago di Chiusi, riuscì a salvarsi.
In una cerimonia intensa e festosa come solo i bambini sanno essere, tra canzoni e palloncini bianchi, nel giardino della scuola d’infanzia di via Milano, a Villanova di Cepagatti, venerdì mattina la mamma, con i compagnetti di scuola della figlia, ha piantato l’albero di ulivo che per sempre la ricorderà. «Era una bambina molto vivace, sempre in movimento», ha raccontato commossa Monia Pietrangelo, una delle maestre della bambina che insieme alla collega Anna Laura Contessa ha organizzato la cerimonia a cui hanno preso parte anche il sindaco di Cepagatti Sirena Rapattoni e il comandante della stazione dei carabinieri, Vincenzo Volpe.
«Abbiamo voluto piantare un ulivo che sarà segno perenne della presenza di Neyda tra di noi», spiega la dirigente Annamaria Piccinni che con la coordinatrice Daniela Di Massimo ben conosceva il dramma in cui mamma e figlia erano precipitate: dopo le ripetute denunce di Ena nei confronti dell’ex compagno, proprio la scuola era stata scelta per gli incontri protetti tra Neyda e il papà, allontanato e condannato per maltrattamenti, abuso dei mezzi di correzione e lesioni.
«Abbiamo seguito molto da vicino la vicenda», racconta la dirigente, «e siamo rimasti sempre legati alla mamma che ha continuato a mantenere un filo diretto con noi anche dopo quest’enorme tragedia».
Proprio Ena appena dimessa dal Sant’Eugenio di Roma, dove è stata ricoverata per tre mesi a causa delle terribili ustioni di cui ancora porta i segni, ha raccolto le poche forze che aveva per ricontattare la scuola in nome della sua bambina.
«La proposta di ricordare Neyda è arrivata proprio da lei», riferisce la dirigente scolastica, «e per noi è stato un piacere immenso inserire questa cerimonia nel percorso didattico che la scuola sta seguendo con l’orto didattico. L’ulivo che hanno piantato i bambini rappresenta la vita che va avanti, ma anche il segno perenne della presenza di Neyda tra di noi. Nella sua scuola, nel giardino che tante volte l’ha vista giocare felice e dove sono convinta che vivesse i momenti migliori della sua giornata». Perché nonostante le tensioni che c’erano in casa, Neyda era comunque una bambina allegra e curiosa, come la ricorda la stessa dirigente. «Con le insegnanti eravamo al corrente della vicenda», va avanti, «l’abbiamo seguita molto da vicino, e in classe io stessa andavo spesso. Lei mi abbracciava, mi veniva vicino, tante volte l’ho presa in braccio. Era molto affettuosa, partecipava a tutte le attività della classe, non era una bambina triste, con noi stava veramente bene».
A ricordare quei ricci e quella enorme vitalità, un collage di foto realizzato dalle insegnanti di Neyda ed esposto a scuola, a testimonianza di quanto curiosa e laboriosa fosse quella bimbetta di cinque anni appena. «Adesso l’obiettivo è di intitolarle qualcosa, magari una sala, all’interno dell’istituto comprensivo», anticipa la dirigente Piccinni, «le procedure burocratiche sono lunghe, ma questa è la nostra intenzione».
Neyda che a cinque anni è morta soffocata dall’amore malato del papà, adesso rivive nell’amore di un’intera comunità, come la presenza del sindano Rapattoni nelò giardino della scuola stava a testimoniare: «Sei una donna forte e devi continuare ad esserlo per le tue figlie», ha detto rivolta a Ena, poche lacrime e il cuore che non si dà pace.
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