La marineria: «Fateci pescare o occuperemo l’Asse attrezzato»

Gli armatori di Pescara, Ortona, Giulianova e San Benedetto contestano le nuove limitazioni Grosso: «Troppe restrizioni in mare, non possiamo sopravvivere». Sabato maxi assemblea in città
PESCARA. Marinerie unite per la pesca. Gli armatori di Pescara, Giulianova, Ortona e San Benedetto del Tronto si coalizzano e lanciano un grido di allarme sulle difficoltà che incontrano a lavorare. I problemi principali della categoria, almeno in questa fase, sono legati all'eccessiva restrizione dell'area di pesca, come spiega Mimmo Grosso, in rappresentanza dell’Associazione armatori della città, che ha convocato per sabato (alle 9) un incontro con gli addetti alla pesca a strascico delle altre marinerie per fare il punto della situazione e decidere come interfacciarsi con le istituzioni, a cui chiedere aiuto a stretto giro. Se poi le cose non dovessero andare come si spera, Grosso è pronto a nuove iniziative di protesta, anche clamorose, come quelle organizzate negli anni scorsi per sollecitare il dragaggio del porto insabbiato, ad esempio con il blocco dell’asse attrezzato.
«In queste condizioni non possiamo sopravvivere», dice Grosso, e i motivi sono presto detti. «Siamo costretti a muoverci in uno spazio di circa 510 miglia quadrati di mare, con una limitazione di circa il 70 - 80 per cento rispetto a quella che sarebbe l'area potenzialmente accessibile» e sembra esserci poca chiarezza sulla zona interdetta, «quanto meno da parte dei croati», e comunque «la pesca con i palangari avviene lo stesso, nonostante le limitazioni».
Le restrizioni sono legate a due ordini di fattori. «Da una parte bisogna stare lontani (a partire dal 26 luglio scorso, per un anno) dalle aree interdette alla pesca ai fini della tutela delle specie ittiche, così come disposto dall'Unione europea. Dall'altra parte, poi, si deve tenere conto della rete di ricerca per le trivellazioni, come stabilito nell’ambito di un accordo tra il governo italiano e quello croato. Per quanto riguarda le trivellazioni», spiega sempre Grosso, «stanno effettuando delle ricerche e per questo tipo di lavoro stanno scendendo da nord a sud. Qui non sarebbero ancora arrivati ma ci risulta che vengano esplose delle bombe d'aria in acqua e in questo modo si allontana il pesce. Nel momento in cui toccherà alla nostra zona, per noi si creerà un'ulteriore penalizzazione, ma l'Adriatico è già in ginocchio», fa notare con preoccupazione.
Dovendo concentrare la pesca in un'area limitata, le cose non vanno «affatto bene, per noi, perché torniamo in porto tutti con lo stesso tipo di pesce», dice Grosso. «Abbondano i merluzzi piccoli (quelli che rientrano nelle misure comunitarie), e quindi non c'è più mercato per questo prodotto. Molte specie, invece, mancano, e mi riferisco agli scampi, dalla taglia piccola a quella grande, alle pescatrici, ai polipi, ai merluzzi grandi e ai totani. Anche i commercianti», fa notare Grosso, «sono penalizzati dalla mancanza di varietà del pescato, perché manca l'assortimento. Ovviamente, poi, le imbarcazioni più piccole fanno la fame, perché sono costrette a lavorare insieme a quelle più grandi».
Sapendo che anche le altre marinerie devono fare i conti quotidianamente con queste difficoltà si è deciso di parlarne in maniera approfondita nel corso di una assemblea con i colleghi abruzzesi e di San Benedetto che si occupano di pesca a strascico, per poi muoversi congiuntamente. «Abbiamo tutti lo stesso problema, ci sentiamo penalizzati e riteniamo che così non possiamo più sopravvivere. Quindi vogliamo parlarne con gli altri componenti delle marinerie dell'Adriatico per poi presentare delle richieste congiunte e cercare di cambiare qualcosa. Siamo anche disposti a andare in mare tre giorni a settimana anziché quattro, ma vanno ridotte le aree interdette alla pesca e si deve riparlare delle aree per le trivellazioni», spiega Grosso.
La prima cosa da fare è confrontarsi, e per questo è stata convocata la riunione di sabato mattina, nella sede dell’Associazione Armatori, dopodiché «presenteremo le nostre istanze al presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso e chiederemo all’assessore Dino Pepe di rivolgersi al suo collega marchigiano, per poi arrivare al sottosegretario Giuseppe Castiglione e al direttore generale della pesca Riccardo Rigillo, ai quali solleciteremo una maggiore elasticità. Se non acconsentiranno alle nostre proposte», conclude Grosso, «chiederemo di essere pagati per le perdite subite, che siamo in grado di dimostrare con i dati del mercato all'ingrosso, e riprenderemo le proteste, come quando abbiamo bloccato l'asse attrezzato».
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