La messa di Natale alle 22: i vescovi danno il via libera

29 Novembre 2020

La proposta del governo di anticiparla per via del coprifuoco non spacca la chiesa «Per un atto di responsabilità possiamo accogliere prima la nascita di Gesù»

Nessun problema se Gesù quest’anno dovesse nascere due ore prima. Alla chiesa abruzzese importa molto la sostanza, meno l’apparenza, l’orario di celebrazione della messa e anche il luogo. Il Natale è stato celebrato in campi di concentramento, nelle prigioni di Pol Pot e anche nei gulag comunisti. È il mistero dell’incarnazione del Verbo di Dio fatto uomo quello che sta a cuore ai vescovi abruzzesi, anche se l’anticipo della messa di Natale qualche problema organizzativo, non liturgico o teologico, potrebbe causarlo.
L’ORARIO. I Vangeli non danno nessuna indicazione esatta, a differenza della Pasqua, sull’orario di nascita di Gesù, e neanche sulla data. Ma in attesa di martedì, quando i vescovi italiani si riuniranno in Consiglio episcopale permanente in via straordinaria per riflettere sulle attività pastorali del periodo natalizio, i pastori delle diocesi abruzzesi hanno già una loro idea. Tutto nasce dall’annuncio del ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia secondo cui «Gesù bambino può anche nascere due ore prima». Ma sentendo i vescovi, che riportano anche il sentire comune dei parroci abruzzesi, emerge come la questione della messa di Natale, al centro del dibattito in queste ore a causa del coprifuoco alle 22 imposto dall’emergenza sanitaria, è un falso problema, perché quello che conta è il cuore dei fedeli e lo spirito del Natale. Basti pensare che in Vaticano, anche quando il coprifuoco e il Covid erano solo nei film di fantascienza, Gesù nasceva lo stesso in grande anticipo. Papa Francesco lo scorso hanno aveva celebrato la liturgia del Natale in mondovisione dalle 21.30. E prima di lui papa Ratzinger.
RESPONSABILITÀ. «L’importante è che noi accogliamo nella fede, nell’amore, nella preghiera il Signore». Lapidario e profondo il pensiero del teologo e guida dell’Arcidiocesi di Chieti-Vasto, monsignor Bruno Forte. «Che questo avvenga due ore prima o due ore dopo», aggiunge, «è assolutamente secondario. C’è la grande tradizione della messa di mezzanotte, ma per un atto di amore e di responsabilità possiamo benissimo viverla due ore prima. Anzi, sarà ancora più bello accogliere il Signore comportandoci in maniera responsabile verso gli altri».
MEMORIA SACRAMENTALE. L’orario non ha nessuna importanza anche per il vescovo dei Marsi, monsignor Pietro Santoro, che da tradizione celebra le messa di Natale tra le persone più umili e in luoghi sempre diversi (fabbriche, stazioni ferroviarie, chiesette di paese, piazze). «La messa della notte», afferma, «può essere celebrata anche a un’ora diversa dalla mezzanotte. Non è una rievocazione cronologica, ma è la memoria sacramentale del mistero dell’incarnazione di Dio».
MEGLIO DEL CENONE. Secondo il vescovo di Sulmona-Valva Michele Fusco, «non siamo legati a un orario, Gesù non è nato a un orario o a un altro, Gesù è nato. E per noi è importante celebrare il mistero del Natale in qualsiasi orario. Anche le rubriche liturgiche non indicano l’orario preciso in cui celebrare la messa. Siamo liberi di poter aderire a queste disposizioni per il bene di tutti. Tra l’altro», sottolinea monsignor Fusco, «molti di quelli che parlano oggi preferiscono stare a casa al cenone piuttosto che venire a messa. Quindi non è l’orario che cambia, è importante il mistero del Natale».
LA TRADIZIONE. «A livello teologico non cambia niente», sottolinea l’arcivescovo di Lanciano-Ortona, monsignor Emidio Cipollone, «penso che qualche difficoltà potrebbe esserci per i tanti sacerdoti che hanno due comunità da servire. Se una funzione religiosa in una comunità c’è alle 21, l’altra dovrebbe essere anticipata alle 19. A questo punto potrebbe essere un problema. Le tradizioni hanno anche la loro importanza. Se fosse possibile mantenere l’orario, nel rispetto delle norme come abbiamo sempre fatto per ogni celebrazione, io sarei contento. Ma non ne faccio un problema se le cose dovessero andare diversamente. Per il resto non cambia nulla».
I PARROCI. E proprio i parroci, prima ancora che i fedeli, sono quelli più condizionati da questa novità dovuta all’emergenza sanitaria. Ma la priorità anche per loro resta comunque il senso di responsabilità nei confronti del prossimo.
«La prima carità in questa situazione è stare attenti a non permettere al virus di diffondersi ulteriormente», afferma il parroco della cattedrale San Bartolomeo, di Avezzano, don Claide Berardi, «se questo anticipo può essere d’aiuto in questa circostanza ben venga. La messa a mezzanotte è una tradizione, certo, ma non è una prescrizione liturgica. Io spero, piuttosto, che la gente mantenga, anzi riscopra, al di là degli orari, il vero senso del Natale».
LA CEI. Dalla diocesi di Pescara-Penne, guidata dall’arcivescovo Tommaso Valentinetti, non ravvisano problemi e si rifanno al documento delle Cei chiarendo che «ci si adeguerà a quello che verrà deciso nel decreto, senza problemi di sorta». Sulle messe per Natale la Cei è pronta a collaborare con il governo, in modo da «celebrare i riti in condizioni di sicurezza, nella piena osservanza delle norme, come finora avvenuto». I vescovi aspettano di ricevere informazioni dal Comitato tecnico scientifico.
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