La mia anima dannata e quell’inno all’amore sussurrato al piano

3 Agosto 2016

Ieri e oggi, il mostro sacro della musica italiana si racconta «Tutto è partito da un divieto, i miei genitori non volevano»

MARINA DI PIETRASANTA. «Un pianoforte e un'anima dannata attaccata a quei tasti, un viaggio attraverso le tante sfaccettature della musica e dell’amore». Così Giovanni Allevi descrive il concerto che lo ha visto protagonista a Marina di Pietrasanta, nel Parco della Versiliana. Uno dei pochissimi spettacoli che Allevi ha in programma in Italia, dopo un tour che lo ha condotto in Giappone e nel sud est asiatico.

Che cosa ha voluto trasmettere con "Love"?

«Ho cercato di affidare alle note di "Love" un piccolo messaggio di speranza in una società che è intrisa di odio. Ma l'amore è un sentimento ancora più potente, dobbiamo imporci di trasmetterlo in ogni gesto quotidiano».

La musica può essere uno strumento di comunicazione tra diverse culture?

«Lo è, ma è anche incredibilmente difficile, capire come vincere l'odio tra diverse culture, odio che semina morte. Dovremmo tutti fare un passo indietro per recuperare l'umiltà, capire che di noi stessi per primi non conosciamo niente, e guardare l'altro con lo stupore di un bambino».

Di tutti i paesi che ha visitato, grazie alla sua attività che la porta in giro per il mondo, a quale si sente più affine?

«Sono fortemente attratto dall'oriente, per la delicatezza dell'anima orientale, per la capacità discreta e misteriosa di manifestare le emozioni. Componenti che nella cultura occidentale sembrano essere completamente svanite: silenzio, emozioni profonde, senso di mistero. In occidente vogliamo spiegare tutto. In Giappone c'è una parola che mi piace, "sassuru", che vuol dire "indovina", "intuisci", in questa parola c'è tutta una filosofia».

Perché si descrive come un’anima dannata?

«Nella mia vita interiore non si integra nulla, è un disastro, anche se forse, proprio attraverso le mie fragilità, riesco a raggiungere il cuore dei miei ascoltatori».

Lei sul palco appare molto timido, ma nello stesso tempo comunicativo e carismatico. La musica l'ha aiutata a vincere la timidezza?

«Mi ha aiutato a comprendere che la timidezza è un elemento essenziale di me, non deve essere combattuta, va accettata. Ogni volta sul palco divido la mia anima con le 1000 persone davanti a me, è bellissimo ma anche un salto nel buio, mi riempie di angoscia, poi si trasforma in sublime».

Un salto indietro. Come si è avvicinato alla musica, che cosa le ha fatto venire la voglia di diventare musicista?

«E' nato tutto da un divieto. I miei genitori, musicisti, tenevano in casa un pianoforte chiuso a chiave, volevano proteggermi dai rischi della musica, da qualcosa che in qualche modo li aveva feriti. Mi dicevano che con la musica non ti puoi creare un lavoro sicuro, una stabilità e avevano anche ragione, ma c'era qualcosa che mi chiamava irresistibilmente, per cui ho forzato la serratura di quel pianoforte».

Dopodiché, più che un lavoro sicuro, è arrivato il successo.

«Il successo non è una cosa facile da gestire. Quella delicatezza, quella discrezione a cui aspiro, non si confà alla vita di una star».

Consiglierebbe a un bambino, oggi, di cimentarsi nella musica?

«Consiglierei la musica come gioco, l'aspetto ludico dovrebbe essere assolutamente incentivato. L'aspetto competitivo è devastante, in 20 anni di conservatorio ho visto che spesso i ragazzi più dotati, ma più sensibili, sono quelli che soccombono. Purtroppo questo è poco compreso all'interno del mondo accademico».

Sta componendo in questo momento?

«Sì e mi dà una gioia profonda vedere come la musica prende la sua strada».

Di recente si è cimentato anche come scrittore. E' più difficile trovarsi davanti al pentagramma o davanti a una pagina bianca?

«Quando hai qualcosa da dire è abbastanza naturale comporre, così come scrivere, ma per avere qualcosa da dire bisogna vivere senza filtri. E io per vivere così non ci dormo la notte, dall'angoscia».

L'ansia, l'angoscia, sono parole che ricorrono, in lei.

«E' vero, e ho catalizzato intorno a me tutto un popolo di angosciati. L'ansia fa parte di me, ma naturalmente bisogna anche cercare di non lasciarsene sopraffare. Io per stare meglio ho provato vari rimedi, fra i quali la corsa, l'attività fisica. Serve, così come serve cercare ci concentrarsi sul presente, su gesti apparentemente insignificanti, per riuscire a non pensare, ogni tanto».

Le critiche la feriscono?

«Non mi interessano. Ho raccolto talmente tanto affetto intorno a me che le critiche non mi toccano più».