«La mia vita con otto figli tra regole, amore e fiducia»

Coraggiosa e piena di fede, Michaela racconta la vita con una superfamiglia «I miei piccoli sono una benedizione. Il parrucchiere? E chi lo vede mai...»
PESCARA. Michaela è una mamma, anzi una super mamma visto che ha otto figli. Una eroina in un Paese che invecchia e che non pensa al futuro e alle sue risorse, perché di bambini non se ne fanno più o quasi perché è davvero troppo difficile crescerli e lavorare (senza servizi di supporto), crescerli ed essere disoccupati (senza soldi per farli studiare o mettere l’apparecchio ai denti), crescerli nell’inquinamento, insomma crescerli in questo momento storico e sociale: un salto nel buio che pochi, soprattutto poche, riescono ad affrontare.
Michaela Tarallo, consulente aziendale pescarese di 46 anni, lo fa con gioia – sentimento che brilla nei suoi occhi e permea la voce quando parla dei suoi cuccioli – e, come assolutamente tiene a sottolineare, «con l’aiuto di Dio», che appare indispensabile. Oggi è la sua festa e quella di tante altre mamme-acrobate che fanno salti con triplo avvitamento carpiato per conciliare il mestiere più bello del mondo e con l’essere donne – che lavorano, hanno interessi, impegni – figlie a loro volta di genitori sempre più anziani e bisognosi di sostegno.
La giornata di Michaela comincia alle 6.30 del mattino dopo una notte tra ciucci smarriti e relativo pianto, brutti sogni da cui consolare, mal di pancia da calmare con una camomilla. È la prima ad alzarsi in casa, seguita a ruota dal marito Fulvio Di Fulvio, consulente aziendale che fornisce progetti di risparmio ad aziende di energia, telefoniche e quant’altro e che lei trova il tempo di aiutare grazie anche a una esperienza lavorativa ultradecennale nel campo.
Mentre prepara la colazione comincia a svegliare Carmen, che ha 15 anni, Daniela di 12 quasi 13 anni, Massimiliano, nato 11 anni fa, Pietro 10, Emanuele 8, Francesco di 6 anni, Luca di 5, e l’ultimo arrivato, il piccolo Michele di 2 anni («li ho detti tutti?», si chiede ridendo mentre elenca le sue gioie tenendo il conto con le dita). «Sono tutti bravi», assicura, «noi li educhiamo ad essere autonomi e a risolversi, ma non sono soldatini sa... Certo è indispensabile che siano indipendenti, perché io non ho 16 occhi. Questo li rende più liberi, non oppressi come tanti figli unici con lo sguardo dei genitori sempre addosso, ma anche responsabili. Noi distribuiamo amore in ugual misura a tutti e otto, incondizionatamente». E regole. «Si alzano, si lavano, si vestono, i piu grandicelli si rifanno il letto, a volte sì a volte no a dire la verità... Sono ragazzini e bambini in fondo», racconta mamma Michaela. «Ognuno bada al fratello più piccolo, ma non è un impegno pressante, se ci sono io o il padre siamo noi responsabili, loro hanno diritto all’infanzia e all’adolescenza spensierata. Però sì, se andiamo al parco io gli dico sempre: domandatevi dove è questo o quel fratellino se non lo vedete a breve distanza. Sì il parco un po’ mi angoscia se non c’è la baby sitter».
Fatta la colazione i primi tre vanno a scuola da soli, il papà accompagna i più piccoli. «Se non può vanno tutti insieme, insieme fanno la forza gli dico io». La giornata per la supermamma prosegue tra le faccende di casa – cucina, spesa, letti, lavatrici – magari portare a scuola un quaderno o una merenda dimenticati. Quindi il ritorno da scuola, spesso andandoli a prendere: «Mia madre e mio padre abitano lontano e non possono aiutarci molto, mia suocera è anziana e non guida». La famiglia Di Fulvio ha la possibilità di avere una colf e la baby sitter: «Indispensabile per seguire i compiti magari mentre io porto un fratello a fare attività sportive o scolastiche...». Parrucchiere, estetista, palestra, amiche, shopping cinema...?», Michaela ride fragorosamente: «Noo! Ho la fortuna di avere i capelli ricci e li asciugo così come vengono. Ma non è un sacrificio. I miei figli sono una benedizione, pensi che non potevo averne, ma il Signore mi ha benedetto. Lo dico sempre: io ho tre figli in cielo e otto in terra e ne sono grata. Ho sempre desiderato fare la mamma, certo ho studiato, lavorato, ma sono arrivati loro e io sono felice».
Organizzazione, dedizione, regole, amore: sembra questa la formula vincente di questa famigliona. Ma qualche ansia per l’oggi e il domani di questi figli accompagna anche Michaela? «Io li seguo tutti, li guardo in faccia e li ascolto molto. Quello che temo per loro viene da questa società che fa pietà, con nuove ideologie che creano confusione. Controllo le loro amicizie, sugli orari non si sgarra, se disobbediscono e mentono cade la fiducia, che è un cardine a casa nostra, e loro devono capire che se non gli crediamo più perdono la libertà di cui godono. Per ora non è successo, siamo severi ma non troppo, proviamo a fargli vivere il più possibile la loro età. Mi preoccupa trasmettere loro la fede, senza non li avrei avuti».
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