La notte insonne del superboss: all’Aquila inizia il carcere duro

18 Gennaio 2023

Il viaggio da Pescara con una scorta di ben 27 blindati. Una stanza speciale per le chemioterapie È rinchiuso in pochi metri: via l’orologio di lusso, sorvegliato a vista nelle 24 ore e controlli rafforzati 

L’AQUILA. È senza sonno la prima notte del boss delle stragi. Matteo Messina Denaro, sorvegliato a vista, solo, entrato con addosso gli stessi indumenti del giorno della cattura. Fatta eccezione per il costoso orologio. Quello l’ha dovuto lasciare una volta varcato il pesante cancello del penitenziario aquilano delle Costarelle. Dall’altra notte ha iniziato il suo percorso nel carcere dell’Aquila. Regime di 41 bis come deciso fin da subito dal ministro Carlo Nordio, con apposito provvedimento firmato poche ore dopo la fine della trentennale latitanza. Così si chiama il carcere duro introdotto dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio. Il mafioso trapanese è in una cella singola. Avrà a disposizione due ore al giorno di socialità, in gruppi da massimo quattro persone, sorvegliate in ogni istante. Potrà avere un colloquio al mese, sempre videosorvegliato, di un’ora al massimo, dietro un vetro divisorio.
LA NOTTE INSONNE
Prigioniero in dieci metri quadrati, continuamente videosorvegliato (a eccezione del bagno, ma solo per motivi di privacy), l’ex superlatitante non ha chiuso occhio nella prima notte da prigioniero. Non ha neppure acceso il piccolo televisore, quello coi canali bloccati (non è possibile infatti avere accesso alle emittenti regionali, per evitare il rischio che possano in qualche modo essere trasmessi messaggi in codice destinati ai boss). Altro “regalo” del 41 bis. Così raccontano fonti interne al penitenziario che da anni ospita criminali di ogni specie. Il controllo, così come avviene per detenuti al 41 bis, è affidato a due agenti speciali del Gom (Gruppo operativo mobile) della polizia penitenziaria, addestrati a gestire detenuti come i boss di mafia o pericolosi terroristi. Due a turno.
L’ARRIVO CON SUPER SCORTA
Messina Denaro è arrivato mezz’ora dopo la mezzanotte tra lunedì e martedì. Dopo un viaggio sulle autostrade abruzzesi, con partenza dall’aeroporto di Pescara. L’aereo proveniente da Palermo, un Hercules C130 in dotazione all’Aeronautica militare, era atterrato verso le 22, tra imponenti misure di sicurezza. Come imponente è stata la scorta che ha accompagnato il mafioso all’Aquila: i lampeggianti di 27 auto blindate dei reparti speciali dei carabinieri hanno illuminato la notte piovosa su A24 e A25. Dispiegamento di forze anche all’uscita del casello L’Aquila ovest e lungo il tragitto cittadino verso il carcere, con una pattuglia della polizia a ogni rotatoria. La questura dell’Aquila ha saputo del trasferimento di Messina Denaro solo verso le 23.30, tanto per far comprendere la riservatezza che doveva avere l’intera operazione. Una volta nel penitenziario, prima del definitivo ingresso in cella, al primo piano dell’istituto di pena, ci sono state le tradizionali fasi di accoglienza dei detenuti: registrazione, foto segnaletiche e rilascio impronte digitali.
CONTROLLI MEDICI
Messina Denaro comincerà all’interno del carcere aquilano la somministrazione della chemioterapia per curare il cancro contro il quale combatte da oltre un anno. Nel momento in cui alla Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila ha avuto la certezza dell’arrivo è scattato lo speciale protocollo: in queste ore si sta allestendo una stanza specifica all’interno dell’istituto di pena per sottoporre il boss mafioso alla chemioterapia. Stanza specifica solo per ragioni di sicurezza e per evitare contatti con altri reclusi. Sarà il primario del reparto a gestione universitaria, Luciano Mutti, arrivato all’ospedale San Salvatore da poco, a gestire in presenza le cure. Questo per assistere il boss, che sarebbe in gravi condizioni, in caso di reazioni negative o effetti collaterali.
PIù CONTROLLI
Per tutta la giornata di ieri, con il carcere al centro dell’attenzione mediatica italiana, una pattuglia in auto della penitenziaria ha continuato a girare attorno alle mura di un carcere immerso nel gelo aquilano e nel solito silenzio, a cui il boss dovrà presto abituarsi. In questa nuova vita senza libertà.
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