La nuova basilica tra pilastri rinforzati e panche radianti
Presentato all’Aquila il progetto di restauro del santuario che vede la sinergia di Soprintendenza, Eni e Università
di Michela Corridore
L’AQUILA
Panche riscaldate, luci a led, con proiettori orientabili ad ampia rosa di temperature di colore e sistema di controllo dell'intensità, pilastri antisismici e anima di metallo, all'interno di un impianto architettonico settecentesco e quanto più vicino possibile a quello del pre-terremoto. Le nuove tecniche costruttive si fonderanno con il fascino dei monumenti antichi nella basilica di Collemaggio del futuro, quella del 2016, il risultato di due anni di lavori. È la sfida dell'Eni che nel 2012 ha firmato con il Comune dell'Aquila un protocollo di intesa per il restauro e la parziale ricostruzione della basilica, che costerà in totale 8 milioni di euro. Pronto il progetto esecutivo, le attività per l'assegnazione dell'appalto sono cominciate e la gara si esplicherà il prossimo ottobre. Già a fine anno dovrebbe avere inizio la fase della costruzione vera e propria.
L'obiettivo è procedere con agibilità parziali per permettere che la Perdonanza 2015 possa riappropriarsi almeno in parte della basilica, dalla navata centrale alla porta Santa, e che il monumento possa continuare ad essere oggetto di visite. Il piano di lavoro è stato presentato ieri mattina in una lunghissima conferenza stampa alla presenza del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, e del responsabile Eni, Salvatore Sardo. La progettazione, la direzione dei lavori e il coordinamento per la sicurezza sono affidati alla Soprintendenza ai Beni architettonici e paesaggistici d’Abruzzo mentre le attività tecnico-scientifiche sono state garantite da un gruppo di università (Politecnico di Milano, La Sapienza di Roma e l’Università de L'Aquila) integrato da geologi e ingegneri Eni. Un team che ha deciso di puntare al futuro guardando al passato. «Il principio che ci ha guidato è la metodologia del restauro conservativo, salvaguardando il tema della sicurezza», ha subito spiegato la Soprintendente, Alessandra Vittorini.
Anche Antonello Garofalo, funzionario dell'ente ritiene che «l'immagine della basilica prima del terremoto sia per tutti un punto di riferimento. Il nostro impegno è riportarla a quella data e recuperarne il suo valore d'insieme». In tal senso sono stati tanti i rivestimenti lapidei recuperati dopo il crollo per fare in modo che l'aspetto esteriore della chiesa non sia diverso rispetto a quello del 2009, anche se all'interno i pilastri e le murature saranno riempiti di sostegni di metallo. D'altra parte «dentro Collemaggio ci sono tante chiese l'una sull'altra, per almeno 12/13 fasi di costruzione o cantieri di intervento dovuti ai vari terremoti o ad adeguamenti di gusto», come ha ricordato Giovanni Carbonara, della Sapienza. «Possiamo parlare di una scissione costruttiva tra la zona del presbiterio, del transetto e della navata, realizzati con concezioni molto diverse l'uno dall'altro. Questi elementi si comportano differentemente tra loro in caso di sisma».
Particolare attenzione si porrà quindi nella ricostruzione delle cosiddette piliere, i grossi pilastri che dividono l'abside dal transetto, che si sono rivelate il punto più debole della struttura e hanno di fatto innestato il crollo. «Dovranno essere in grado di bloccare le forze in caso di terremoto. Saranno dunque un punto di forza e non di debolezza» ha specificato Alberto Franchi del Politecnico di Milano. «Anche per il tetto abbiamo pensato di introdurre una lastra di legno molto leggera, con uno spessore di circa 10 centimetri, che colleghi tutte le murature per farle collaborare, cosa che non è accaduta nel 2009». Una necessità se si pensa che «le indagini geologiche hanno dimostrato che in caso di sisma il terreno ha un'accelerazione più forte rispetto a quella prevista dalla normativa vigente italiana», secondo il docente dell'Ateneo aquilano, Dante Galeota. Una novità riguarderà anche gli stucchi: «Quelli che si era deciso di cancellare negli interventi precedenti torneranno a dialogare con i loro linguaggi barocchi e settecenteschi», hanno assicurato Lucia Arbace e Bianca Maria Colasacco, rispettivamente Soprintendente e funzionaria dei Beni culturali. Ma tra le novità anche l'impianto di riscaldamento «per cui si è scelta una soluzione di minimo impatto che punta al comfort con una innovativa soluzione in cui il fluido è riscaldato da una pompa di calore alimentata prevalentamente da fonti rinnovabili», ha spiegato Stefano Della Torre del Politecnico. Si avranno insomma le cosiddette "panche radianti", certo molto utili negli inverni aquilani. Si è pensato anche all'illuminazione, all'acustica, ai sistemi di anti-intrusione e di allontanamento dei volatili, soprattutto dalla facciata della Porta Santa. I lavori dureranno «731 giorni con oltre 13.000 giornate uomo» come spiegato dal responsabile della sicurezza, l'ingegnere della Soprintendenza, Maurizio Floris. «La basilica sarà divisa in tre aree di cantiere distinte per ottimizzare i tempi. Per la Perdonanza 2015, sarà agibile dalla navata centrale fino alla Porta Santa, per quella del 2016 lo saranno anche le altre navate». Una corsa contro il tempo, dunque, verso un futuro che sa di passato.
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