La Pineta conquista nuovi terreni Ora la riserva diventa più grande

Il Comune avvia gli espropri di 13mila metri quadri dell’ex galoppatoio e dell’ex casello ferroviario Masci: «Operazione rivoluzionaria da 350mila euro». Santilli: «Lavori in corso, si riapre a fine mese»
PESCARA. Il cantiere c’è. Gli operai sono al lavoro per riaprire una porzione della Pineta dannunziana, quella del laghetto, e per la fine del mese i cancelli dovrebbero essere riaperti al pubblico, dopo sette mesi dall’incendio del primo agosto 2021 che ha divorato ettari e ettari del polmone verde della città. Nel frattempo il comune di Pescara ha colto un altro obiettivo che consente di ampliare l’estensione della Riserva. L’amministrazione ha avviato la procedura di esproprio di 13mila metri quadrati (di fronte all’Aurum, comparto 1) che rientrano nei 50mila metri quadrati dell’ex galoppatoio (l’area, non edificabile, è privata). Procedura di esproprio avviata anche per l’area che ospitava l’ex casello ferroviario, in corrispondenza di via della Bonifica (dentro alla Pineta), dove in passato un privato stava per realizzare una villa, forte di una concessione edilizia rilasciata prima del Piano di assetto naturalistico. Complessivamente, l’operazione espropri è costata 350mila euro.
«In questi anni», dice il sindaco Carlo Masci annunciando le novità, «abbiamo sentito molte parole rispetto alla necessita di riacquisire queste aree al patrimonio pubblico. Ma non è mai successo. Anzi è stato il Comune a rilasciare l’autorizzazione edilizia per costruire. Noi abbiamo lavorato in silenzio e portato avanti queste azioni, con determinazione, per far rinascere la Pineta come luogo identitario della città». Un passaggio «rivoluzionario», così lo definisce Masci, affiancato dal vice sindaco e assessore ai Parchi Gianni Santilli. Ma il cerchio non è ancora completamente chiuso perché il Comune intende espropriare «tutti i 50mila metri quadri dell’ex galoppatoio, affinché quell’area (tutta dello stesso proprietario) diventi patrimonio della città» prosegue Masci ricordando che gli obiettivi raggiunti sono stati possibili grazie alla collaborazione di un gruppo di lavoro di cui fanno parte tre esperti che stanno affiancando (gratuitamente) il Comune per la rinascita della Pineta. Sono Dario Febbo, già direttore del parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise e del parco Gran Sasso Monti della Laga, che ha assistito all’annuncio del sindaco, Nevio Savini, generale in pensione dei carabinieri forestali, e Giancarlo Pirone, già professore ordinario all'università dell'Aquila in Ecologia Vegetale e Geobotanica.
Dai banchi della maggioranza il consigliere Armando Foschi aveva annunciato che la Pineta sarebbe «tornata più bella di prima e ora siamo in corsa per ridare questo spazio non solo ai pescaresi ma agli italiani», commenta. Che qualcosa si muova è sotto gli occhi di tutti. È in corso, infatti, l’intervento «per mettere in sicurezza i comparti 3 e 4 e per riaprirli al pubblico», spiega Santilli ricordando che «erano queste le zone della Pineta accessibili prima dell’incendio e entro la fine del mese saranno riaperte alla città». Lì, nella zona dove c’era l’area giochi, il rogo ha creato dei danni per cui si sta lavorando per rendere di nuovo fruibili gli spazi verdi tra via della Bonifica, via Luisa d’Annunzio e via Scarfoglio.
L’operazione di ampliamento degli spazi della Pineta non può che trovare d’accordo il presidente del consiglio comunale Marcello Antonelli che parla di «una ferita dolorosa e sanguinante, creata in momento di blackout della storia del Comune, che oggi viene sanata». E il riferimento è alla mancata acquisizione delle aree dell’ex casello che ora entrano nel patrimonio di Palazzo di città. «La politica delle azioni concrete è quella che ci piace», aggiunge. Parla di «azioni importanti» anche il consigliere Giampiero Lettere, soddisfatto in modo particolare per l’area dell’ex casello ferroviario. «La concessione edilizia per trasformarlo in abitazione fu rilasciata poco prima della approvazione del Pan ed era difficile trovare una soluzione. Si è parlato di espropri per anni», perché «si sarebbe creato un grave pregiudizio per la Pineta» e ora è fatta. Promossa anche l’acquisizione di una porzione di ex galoppatoio anche perché «quell’area, che andrà ad integrare la Riserva integrale, e quindi con accessi al pubblico rigorosi e controllati, è la più ricca di vegetazione autoctona, come il pino d’aleppo, che fino all’anno scorso si trovava nel comparto 5, andato distrutto dall’incendio del primo agosto».

