La poesia di d’Annunzio diventa canzone

17 Luglio 2022

I versi del Vate in musica con Piazzolla e D’Andrea per rilanciare la pineta distrutta dall’incendio

PESCARA. Nel 120° anniversario dalla composizione della celebre poesia “La pioggia nel pineto”, nata nel 1902, la Banda Piazzolla, ad opera del suo leader Pino Piazzolla, mette in musica i versi di Gabriele d’Annunzio e ne affida l’interpretazione alla voce del cantante pescarese Flivio D’Andrea. “La pioggia nel pineto” diventa così una canzone e, a breve, uscirà un videoclip ambientato nella pineta ai primi del ’900 e girato in costumi d’epoca: gli attori interpretano d’Annunzio ed Eleonora Duse. La scelta del posto ha una precisa valenza di rinascita a ridosso del primo anniversario del terribile incendio che l’anno scorso, il 1° agosto, ha distrutto diverse aree della riserva naturale.
«Si tratta di una canzone che non celebra solo la grandezza indiscussa di d’Annunzio», dice l’assessore alla Cultura Maria Rita Carota, «ma è anche l’esaltazione di uno straordinario testo poetico, un omaggio alla nostra città e un invito a non dimenticare la profonda ferita che l’incendio del primo agosto del 2021 ha inferto alla nostra pineta. La ritengo un’iniziativa di pregio, che mi fa molto piacere sia stata estesa anche alle scuole perché c’è una versione del video dedicata ai ragazzi che si preparavano solo qualche settimana fa alla maturità». E sono già 40mila le visualizzazioni del video.
Piazzolla raccontato come «l’idea di questo pezzo ha avuto origine ai tempi del liceo quando a differenza di altri poeti, che erano compresi nel programma, d’Annunzio non era contemplato. Tra le varie, “La pioggia nel pineto”, brillava per la sua sensualità, la sua musicalità; per questo la leggevamo molto spesso. Pensate che andammo con una Fiat 500 fino a Gardone Riviera. Fino allo scorso anno, quando mi si è riaccesa la lampadina dinanzi alla saracinesca chiusa di un ristorante di Pescara vecchia su cui era scritto il testo del componimento».
«La canzone mi è piaciuta tantissimo», dice D’Andrea, «ho cercato di darle un’impronta personale, perché in caso contrario mi sarei tirato indietro. Sono riuscito a entrare in sintonia con questo brano, perché ho compreso bisognasse essere morbido con la voce nelle strofe ed esplodere nell’inciso. Per me è la metafora di quel rapporto carnale che esistette tra la Duse e d’Annunzio».