La preside riapre la scuola: scoppia la lite con il sindaco

Città Sant’Angelo. Allo Spaventa in classe il 30% dei ragazzi Perazzetti: «Scavalca il Dpcm, informerò l’ufficio regionale»
CITTÀ SANT’ANGELO. È scontro tra la dirigente scolastica dell'istituto Spaventa di Città Sant’Angelo, Lorella Romano, e il sindaco Matteo Perazzetti, sulla riapertura della didattica in presenza anche agli studenti di seconda e terza media. Da una parte c’è la Romano, che ha deciso di organizzare da ieri dei gruppi di studenti da far rientrare in classe, tra cui quelli con disturbi comportamentali, difficoltà di apprendimento, a rischio dispersione o che hanno i genitori impegnati nel mondo della sanità. Dall’altro il sindaco, il quale non critica l’iniziativa bensì i numeri e i modi con cui viene attuata e senza avere ricevuto indicazione circa i nomi degli studenti a cui aprire il servizio di trasporto scolastico. Per questo Perazzetti fa sapere: «Dovrò avvisare l’ufficio scolastico regionale di un’iniziativa che potrebbe scavalcare quanto disposto dal dpcm».
Ma andiamo con ordine. La scorsa settimana la dirigente scolastica fa circolare un questionario tra i genitori degli studenti, chiedendo un parere sull'ipotetico rientro in classe in piccoli gruppi. L’iniziativa viene accolta con successo e allora la preside si organizza. Per consentire agli studenti di raggiungere la scuola viene chiesto al Comune di riattivare lo scuolabus anche per gli studenti di seconda e terza media, messi in Didattica a distanza (Dad) da quando l’Abruzzo è diventato zona rossa. Il Comune richiede all’istituto l'elenco dei soli alunni destinatari dell'iniziativa, in modo da garantire il tracciamento in caso di ipotetici contagi o altri problemi, visto che da dpcm quelli di seconda e terza media fino al 3 dicembre devono restare a casa. Romano però non risponde a tale richiesta perché, fa sapere la dirigente «andrei a violare la privacy degli studenti fragili». Da qui la presa di posizione di Perazzetti: «Non posso assumermi io, come Comune, tale responsabilità. Il dpcm dice che quei ragazzi adesso devono rimanere a casa. Se sullo scuolabus succede qualcosa a uno di loro, senza permessi o autorizzazioni divento io, Ente, responsabile. Inoltre, nello stesso decreto si parla di ipotesi di didattica in presenza solo per piccoli gruppi di ragazzi: invece noi abbiamo notizia di circa 60 alunni delle terze medie e altrettanti delle seconde, che da ieri sono di nuovo a scuola. In gruppi di almeno 10/11 studenti ciascuno, talvolta anche con classi miste. In pratica, secondo il dirigente scolastico, in tutte le classi ci sarebbero studenti fragili. Io non so se tale iniziativa sia legalmente accettabile, per questo non posso far altro che informare il competente ufficio regionale». Ma la preside Romano risponde: «Noi andremo avanti, su questo non ci piove. Il numero degli studenti coinvolti non supera il 30 per centro del totale. Tutti i gruppi sono al massimo di 9 alunni, solo in due circostanze si raggiunge quota 13, ma in aule che possono contenere fino a 26 scolari. Purtroppo tutte le sezioni hanno studenti con difficoltà tali da giustificare il ritorno in aula: il decreto non prevede un numero nella composizione dei gruppi e i genitori sono soddisfatti».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

