La proposta dei negozianti «Orari uguali per tutti»

24 Marzo 2015

La liberalizzazione delle aperture piace, ma con il coinvolgimento delle associazioni Taucci (Confesercenti): vanno organizzate per zone, tipologie di prodotti e clientela

PESCARA. Non credono più a niente e a nessuno i commercianti, i pochi che ancora resistono, e anche quando dal Comune arriva l’opportunità di gestirsi liberamente gli orari di apertura e chiusura, tra i negozianti pescaresi restano scetticismo e rassegnazione.

«Il problema», afferma Fabrizio Corazzini, di Corazzini Cerimonie di via Fabrizi, «è che per i negozi di abbigliamento non cambierà niente, la zona centrale è zeppa di grandi catene e sono loro a decidere per conto loro. Quello che possiamo fare noi, e che sto facendo io, è di adeguarci ai loro orari, rimanendo aperti il 25 aprile, il ponte del primo maggio e il 2 giugno. Ma noi piccoli privati rimaniamo un gruppo di pecore sciolte, ci vorrebbe un pastore abruzzese che ci mettesse tutti in riga, ma nessuno della categoria si fa influenzare da nessuno, abbiamo provato tante volte a metterci insieme ma ormai ho imparato che non ci si riesce a organizzare, anche perché nel frattempo tanti colleghi bravi hanno dovuto chiudere. Chi resta si organizza come può, anche se la liberalizzazione degli orari è una buona opportunità soprattutto in vista dell’estate. Ma dovrebbero essere le associazioni di categoria ad aiutarci, a farci andare insieme, secondo un progetto comune, ma lo ritengo difficile, perché ci sono troppi negozi aziendali, di piccoli siamo rimasti pochissimi, anche se con tanta voglia di fare. Ci vorrebbe una calendarizzazione degli eventi».

«La liberalizzazione degli orari è una bella opportunità»; afferma Aglaia Violante di Natural Wear, sotto ai portici di via Carducci, «ma vanno riorganizzati tutti insieme, perché non ha senso che ognuno fa come crede, diventa un sacrificio inutile. Pescara è una città un po’ particolare, la domenica anche se si sta aperti un occhio te lo danno anche, ma non rientra nelle abitudini. Piuttosto proporrei l’orario prolungato il venerdì e il sabato come fanno i parrucchieri, in modo da dare una possiblità di acquisto anche a chi lavora, ma non d’estate quando al contrario le aperture andrebbero spostate e prolungate nell’orario serale, visto che di giorno le persone vanno al mare. Ma la vedo dura, la situazione è drammatica. L’unica soluzione in questo momento è di collaborare tra di noi, è l’ultima possibilità che abbiamo di salvarci. Ma ci devono sostenere le associazioni di categoria. Nell’ultimo incontro con l’assessore ci era stato assicurato che avrebbero aperto un tavolo per accogliere le nostre richieste ogni dieci giorni, allora iniziamo, è la nostra ultima chance: o collaboriamo tutti o è la fine».

Un invito che il direttore provinciale di Confersecenti, Gianni Taucci, accoglie in pieno: «È chiaro che ci attiveremo per fare degli incontri in cui verificare indirizzi uniformi. Di sicuro questa degli orari è un’opportunità per riorganizzarsi e rivedere tante cose. Noi come associazione proporremo il prolungamento dell’orario di apertura estivo, ma anche nelle aree meno centrali si può fare una riflessione: penso alla zona stadio, quella universitaria, forse lì qualcuno potrebbe cominciare a pensare a un orario di apertura diverso, fermo restando che non tutti possono farlo: penso alle gioiellerie e ad altri prodotti di pregio, ad esempio, per le quali per ragioni di sicurezza è meglio non prolungare negli orari notturni, ma magari i negozi di alimentari sì. Ma è chiaro che sono cose che vanno organizzate, insieme, per zone e tipologie di prodotti. È una cosa che va studiata, come le aperture domenicali: noi siamo per aprire 32 domeniche all’anno, ma le prime due di ogni mese, e non le ultime due, dove chiaramente gli stipendi sono agli sgoccioli. Vanno calendarizzate. Con questa liberalizzazione degli orari ogni singolo commerciante dovrebbe fare uno studio approfondito valutando i giorni e gli orari in cui si vende di più o di meno. Qualcuno dice che il lunedì mattina di novembre non si vede un’anima in giro? E allora diversifichiamo, scegliendo magari di puntare sulla domenica. Continuo a pensare», conclude Taucci, «che questa novità rappresenti un’occasione per rivedere un modo di vendere differente, fermo restando che mi sembra una scelta logica aprire l’estate nelle ore serali piuttosto che rimanere aperti quando non gira un’anima».

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