La protesta in piazza per la Nuova Pescara «Subito la fusione»

1 Febbraio 2023

L’appello di 27 associazioni e forze politiche alla Regione: «No al rinvio al 2027 previsto dal nuovo progetto di legge»

PESCARA. Sono tanti, compatti e determinati. Sono 27 le sigle, tra associazioni e forze politiche, che chiedono la costituzione della Nuova Pescara il primo gennaio 2024, e respingono l’ipotesi di rinvio al 2027 prevista nella proposta di modifica alla legge regionale che ha istituito il nuovo comune, derivante dalla fusione di Pescara, Montesilvano e Spoltore. L’esame del testo in Regione è cominciato, ma nel frattempo si è costituito il gruppo che ieri è sceso in piazza per contestare il progetto a firma di Sospiri, D’Incecco e D’Addazio che, se andrà in porto, prevede la fusione di almeno tre servizi entro settembre con la possibilità per due Comuni, a quel punto, di chiedere il rinvio al 2027. Nel caso in cui lo step di settembre non dovesse essere rispettato, si arriverebbe al commissariamento e si partirebbe nel 2024. «Per la prima volta ci coalizziamo», ha esordito Marina Dolci (Confesercenti) augurandosi «l’unione dei tre centri, nei vari settori, tenendo conto dei peculiarità di ognuno». Gli ha fatto eco Fernando D’Antonio di Confcommercio annunciando che «saremo vigili e punteremo i piedi perché non è escluso un altro rinvio, dopo il 2027». «Nuova Pescara piace a tutti gli imprenditori: hanno capito che porterà benessere», ha sottolineato Angelo Allegrino per l’Ascom e con lui Lucio Laureti di Confindustria: «il mondo delle imprese», ha detto, «non è favorevole al differimento: la politica deve creare le condizioni per favorire il tessuto imprenditoriale e la Nuova Pescara va in questo senso. Ora i consiglieri regionali sono a un bivio, e se rinviano la fusione se ne assumeranno le responsabilità, essendoci in ballo dei finanziamenti». «Questa legge non ha le gambe per camminare, tanto più che la Regione dà a se stessa i poteri per fare ciò che vuole», ha commentato Marco Camplone dell’Associazione Nuova Pescara. E parlando del testo elaborato nelle ultime settimane, Stefano Tarolli di Azione lo ha definito di «un obbrobrio da contrastare», «un documento confusionario, contraddittorio, disordinato, redatto da chi ha un rapporto faticoso con il diritto», ha rimarcato Carmine Ciofani di Italia viva. Il tentativo di rinvio arriva «dopo 4 anni e mezzo in cui non si è fatto nulla per attuare la legge del 2018 e ora pensano a una sanatoria delle inadempienze dei Comuni», ha contestato Mario Sorgentone dei Consiglieri emeriti. «Una parte di Montesilvano crede in questa opportunità, si poteva scrivere una bella pagina di politica nazionale, un esperimento all’avanguardia in Europa», ha detto Nino D’Annunzio dell’associazione Verso Nuova Pescara. La fusione porterebbe anche a una «organizzazione più efficace e omogenea per la prevenzione in campo sanitario», ha suggerito Antonio Ciofani, della consulta ospedaliera Dea secondo livello, ma «sono 8 anni che la politica non fa niente: perché ora dobbiamo dare la disponibilità di usare altro tempo e soldi? Possibile che non capiscano che 100 milioni di euro potrebbero trasformare quest’area?», si è chiesta Erika Alessandrini, M5S. Sempre i pentastellati hanno chiesto di sospendere «la riunione del Consiglio regionale per ascoltare le associazioni» ma l’appello di Domenico Pettinari non è stato accolto nell’immediato dal presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri che rassicura tutti: «Non permetteremo di affossare il progetto della Nuova Pescara, i tre i Comuni hanno il dovere il avviare la fusione».