La rabbia degli imprenditori: «Ci stiamo giocando i risparmi»

14 Marzo 2021

Protestano ristoratori, albergatori, balneatori e baristi: «Attività chiuse da mesi ma senza sostegni» Lo sfogo: «Basta elemosine di Stato, speravamo di riaprire a Pasqua, ma dobbiamo pagare solo tasse» 

PESCARA. Si stanno giocando i risparmi di una vita. Incassano zero da mesi, ma ogni giorno prelevano dal loro patrimonio personale le somme necessarie per poter pagare gli affitti e le tasse delle loro aziende chiuse da mesi a causa delle restrizioni anti Covid. Tra zone rosse, arancione, arancione rafforzato e pochissimo giallo, «stiamo morendo lentamente» è il lamento degli imprenditori del turismo: «Non riusciamo più a vedere la luce», dicono stremati da lockdown generalizzati o a macchia di leopardo.
Arrabbiati, indignati, allarmati. «Basta elemosine di Stato», è il grido di dolore degli imprenditori del settore turistico: ristoratori, balneatori, titolari di agenzie di viaggio, gelatai, albergatori, tutti speravano di poter rialzare le saracinesche per le festività pasquali. Per riprendere fiato. E, invece, è arrivata l’ennesima mazzata: signori, si chiude. Anche questo sogno si è infranto nella conta impietosa dei contagi che non accennano a fermare la corsa e così gli imprenditori «campano di speranze» con l’orecchio teso all’ultimo “dipiciemme” governativo e regionale. Che puntualmente arriva e si rivela a loro sfavore.
L’AGENTE DI VIAGGIO Manuela Giancristofaro, da 17 anni titolare dell’agenzia di viaggi Grand Soleil di via Firenze, ha girato le chiavi nella toppa a novembre e da allora è disoccupata con due figli studenti: «Non potevo più pagare l’affitto e la gente ci chiama solo per informazioni. Ed è arrabbiata perché pensa che tratteniamo i loro soldi che invece sono andati ai tour operator. Non si viaggia, quindi zero prenotazioni e zero incassi. Ho annullato 7 viaggi di nozze prenotati in Messico, Egitto, Maldive, Mauritius e Barbados», continua, «un gruppo di 80 persone in crociera e un altro di 25 per Courmayeur. Ho il negozio chiuso ma continuo a pagare Inps, Inail, bollette. Se non paghiamo le tasse non abbiamo diritto ai sostegni, che neanche arrivano. L’ultimo 4 mesi fa».
IL BALNEATORE «Otto mesi chiusi e 4 aperti, l’estate scorsa. Poi il disastro: 600 euro di ristoro, e che ci facciamo? Normalmente sono 40mila euro di corrente elettrica l’anno», sintetizza Stefano Cardelli, titolare del lido Nettuno, «tutto saltato: Natale, Capodanno, San Valentino, festa della donna e ora Pasqua. E ci sarà l’estate? Non riesco a immaginare le spiagge vuote. Ci stanno uccidendo scientificamente». Ma la grande preoccupazione di Cardelli sono «le piccole imprese»: palestre, gioiellerie, abbigliamento, calzature «perché non possono restare aperti con ingressi contingentati?Provo rabbia e tristezza».
IL RISTORATORE Bloccato nel «momento di massima espansione» non si dà pace Daniele Capperi, fattorie Toccaferro, «un locale aperto a Megalò e chiuso dopo due mesi. Stop anche alla nuova braceria di piazza Salotto. Da 4 mesi senza ristori e 100 dipendenti in cassa integrazione. Ci hanno tolto 5 anni di sviluppo, si naviga a vista. Ci indennizzino subito, altrimenti moriamo tutti».
L’ALBERGATRICE «Attingiamo ai risparmi per tenere sotto controllo i costi di gestione che corrono anche con le attività chiuse», commenta Daniela Renisi, titolare dell’hotel Antagos e presidente dei Giovani imprenditori di Federalberghi, «contavamo sulla Pasqua per un sollievo temporaneo, invece con tutti gli eventi sospesi è danneggiata l’inter filiera di fornitori: lavanderie, alimentari, grossisti. E nessuno ci dice quando potremo ripartire. Sì ai vaccini, ma per il comparto il tempo è la vita. Siamo tristemente disillusi».
IL GELATAIO «Che male fa entrare uno alla volta, comprare un gelato e gustarselo in strada? Che assembramenti produrremmo?», si domanda il gelataio di piazza Salotto, Christian Santilli, col locale chiuso da gennaio, «un anno fa preparavo 500 gelati al giorno, oggi zero. Lo Stato non ci aiuta e senza aiuti, costretti a stare chiusi, allo Stato non pagheremo più le tasse».