«La Regione ci ignora dia soldi all’Ater»

6 Novembre 2016

Gli inquilini scendono in piazza e contestano D’Alfonso

PESCARA. Il terremoto sta facendo sanguinare ferite aperte da troppo tempo: il degrado strutturale e manutentivo in cui versa da decenni la quasi totalità delle case Ater (4500 appartamenti a Pescara e provincia) ora – con le scosse che si ripetono e le crepe che si allargano sui muri dei palazzoni chiazzati di umidità – fa paura. La gente che le abita non dorme più, molti hanno preferito la strada e le auto per trovare rifugio di notte.

La pazienza è esaurita. E la protesta si fa rabbiosa. Ieri si è scatenata davanti al Palazzo della Regione in viale Bovio: decine di rappresentanti degli inquilini delle case popolari di Fontanelle, Rancitelli, San Donato, Gescal, San Giuseppe, Zanni hanno urlato la loro inquietudine e il disagio covato per anni contro politici e funzionari dell’Ater. Hanno ostinatamente aspettato il presidente della Regione Luciano D’Alfonso per un paio d’ore per contestarlo aspramente e chiedere a gran voce che vengano stanziati per l’Ater fondi adeguati (pare servano tra i 7 e gli 8 milioni di euro per ridare dignità, abitabilità e sicurezza agli alloggi) nel bilancio di previsione dell’Ente regionale che andrà in consiglio a dicembre: per adesso non è previsto un centesimo per sostenere l’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale.

Il governatore ha tirato dritto, deciso a non concedersi all’umor nero della folla, ai fischi, agli slogan, all’incalzare di domande del consigliere regionale dei 5 stelle Domenico Pettinari che guidava la protesta. Ma una garbata signora dai capelli bianchi arrivata dalle case di via Caduti per Servizio gli è andata incontro per esporgli la drammatica situazione della sua casa e D’Alfonso non ce l’ha fatta a ignorarla: le ha preso la mano e le ha chiesto di seguirlo nel palazzo «per parlare».

E l’anziana dai capelli d’argento è stata così la testa di ponte per la riluttante delegazione guidata da Pettinari («Non vogliamo che entri una rappresentanza», ha ripetuto il pentastellato, «il presidente deve ascoltare tutti e parlare con tutti qui fuori») che alla fine ha avuto un breve incontro a porte chiuse con D’Alfonso, l’assessore all’Edilizia popolare Donato Di Matteo, e l'amministratore unico dell'Ater di Pescara, Virgilio Basile. «Sono necessarie risorse per la messa in sicurezza degli edifici», ha premesso Pettinari uscendo dal faccia a faccia. «D'Alfonso ha detto che avvierà delle verifiche per valutare il reperimento dei fondi, ma non ha dato risposte sui tempi. Sono due anni che denunciamo una situazione insostenibile ed è ancora tutto fermo. Il governatore ha anche annunciato che nel pomeriggio effettuerà un sopralluogo in via Caduti per Servizio».

Ma per avere una panoramica della situazione del “patrimonio” dell’Ater, prima e dopo le ultime scosse, con i sopralluoghi tecnici che si sono susseguiti di giorno in giorno, giudati da Basile, il governatore non ha che da aprire i fascicoli approntati dall’Ater i con il curriculum di ogni casa.

Gli inquilini chiedono risposte nell’immediato – ovvero verifiche di stabilità degli edifici fatte con strumentazioni – ma anche per quanto riguarda una situazione diffusa di fragilità dei palazzoni costruiti su pilastri che paiono cedere ad ogni sobbalzo della terra, di alloggi dai fondaci pieni d’acqua e le mura infiltrate di umidità da lustri, intonaci cadenti, impianti che non funzionano, balconi che cedono, infissi fatiscenti che lasciano entrare pioggia e freddo facendo schizzare i consumi – in quei casi infrequenti in cui il riscaldamento funziona (e in barba a ogni sbandierato concetto di risparmio energetico) – ascensori bloccati e anziani e disabili prigionieri ai piani alti. Insomma una situazione precaria che sta precipitando.

Il presidio di esasperati in viale Bovio ha illustrato nei dettagli le situazioni più gravi. Basile ha rassicurato e risposto puntualmente su ogni caso, determinato dal sisma o dal degrado, facendo anche presente che l’Ater combatte con vandalismi («ci sono citofoni sistemati e rotti nel giro di un giorno, così vetri, scale e illuminazione») e incuria pervicace e arrogante di abusivi, morosi e prepotenti. Tra i politici arrivati prima di D’Alfonso (era in programma la giunta) e investiti dalla rabbia, Mario Mazzocca, sottesegretario dell’esecutivo regionale con delega alla Protezione civile, che ha tirato fuori il taccuino e ha diligentemente preso appunti delle criticità evidenziate dal terremoto che gli venivano esposte. Di Matteo, accolto da fischi e battutacce dalla folla, ha preferito non fermarsi.

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