La Regione stanzia i fondi per il nuovo depuratore

SAN VALENTINO. Il Comune di San Valentino entro l'anno potrà risolvere il caso della depurazione delle acque dopo il sequestro da parte dei carabinieri forestali, avvenuto lo scorso dicembre, dell'att...
SAN VALENTINO. Il Comune di San Valentino entro l'anno potrà risolvere il caso della depurazione delle acque dopo il sequestro da parte dei carabinieri forestali, avvenuto lo scorso dicembre, dell'attuale impianto in località Praziano. La Regione ha concesso al Comune guidato dal sindaco Antonio Saia, imputandolo al capitolo dei fondi Par Fsc 2007/2013, un finanziamento di 550mila euro per la realizzazione di un nuovo impianto. A seguire l'iter del finanziamento il sottosegretario alla presidenza della Regione Mario Mazzocca che ha rappresentato alla giunta l'importanza, la delicatezza della problematica. Ma anche l'urgenza per la salvaguardia ambientale e della salute pubblica che riveste un tale impianto per il centro del magellense.
L'amministrazione si è già dotato di un progetto, redatto dal'ingegnere Eraldo Mammarella, ed è pronta ad avviare le procedure per dotarsi di un impianto assolutamente fondamentale. «Entro l'anno», spiega il vice sindaco Franco Ceccomancini, «crediamo di poter riuscire a ultimare i lavori e metterlo in funzione. Eseguiremo al più presto la gara di appalto cercando di seguire una tempista, la più breve possibile. L'attuale impianto fu posto sotto sequestro dopo prolungate indagini da parte del Nucleo investigativo di polizia ambientale e forestale (Nipaaf) di Pescara e della stazione di Tocco da Casauria, dalle quale risultò, in virtù dei prelievi e dei campionamenti effettuati dall'Agenzia regionale per la tutela dell'ambiente (Arta) a monte nel punto di immissione dei reflui e a valle dello scarico delle acque passate nel depuratore, il non efficace funzionamento dell'impianto di depurazione con lo sversamento nel piccolo corso d'acqua Macione, affluente del fiume Lavino, dei reflui liquidi contenenti una carica batterica elevata con alti indici di azoto ammoniacale e di tensioattivi, ritenuti fuori norma, inquinanti per le acque del torrente e rischiose per la salute umana. Nel fosso furono rinvenuti anche materiali e rifiuti, la cui presenza fu ritenuta quale segno di scarsa manutenzione. Fu indagato il sindaco in qualità di gestore dell'impianto per il «reato di inquinamento ambientale e getto pericoloso di cose». L'impianto fu affidato alla custodia del responsabile dell'ufficio tecnico comunale, geometra Antonio Mastrodicasa, in attesa di adeguarlo alla normativa. (w.te.)
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