La scuola piange Del Villano storico preside del liceo Da Vinci

6 Agosto 2019

È morto ieri in clinica a 81 anni. Il cordoglio di professori ed ex alunni che lo hanno conosciuto: «Di uno spessore unico». Lascia la moglie e i due figli Francesca e Stefano. Domani i funerali

PESCARA. Un preside «vero, autentico, come non ne esistono più». Questo è stato Walfrido Del Villano, morto ieri in clinica a 81 anni: è stato per 23 anni preside del liceo scientifico “Leonardo Da Vinci” e prima ancora docente di lettere italiane e latine nei licei e preside al liceo classico Maffei di Verona. Unanime il giudizio su di lui da parte di chi lo ha conosciuto: enorme il rispetto che ha conquistato nel mondo della scuola ma anche l’affetto di chi lo ha avuto come amico. «Era una grande personalità», dice di lui Sandro Santilli, ex provveditore agli studi di Pescara, che ricorda lo «spessore culturale e umano di Del Villano» che per lui era anche «un amico fraterno». E racconta che l’ex preside «apparteneva alla vecchia generazione, di quelli che hanno studiato prima di diventare preside». Con lui, dopo la pensione avvenuta più o meno nello stesso periodo, erano rimasti «l’amicizia e l’affetto» e fino a poco tempo fa «andavo a trovarlo tutte le domeniche nel suo orto, a Cepagatti, dove passeggiava». È un grande dolore, per Santilli, sapere che non c’è più. Fino a pochi giorni fa si era informato sulle sue condizioni di salute dalla figlia Francesca (magistrato, moglie del giudice Aldo Aceto) e contava di «rivederlo presto». E oltre a Francesca, Del Villano, sposato con Rosetta, aveva un altro figlio, Stefano, medico anestesista.
Lascia «un vuoto enorme», commenta il preside attuale del liceo Da Vinci, Giuliano Bocchia. «È stato un personaggio, per la visione che aveva della scuola», perché voleva una scuola «sempre di altissima qualità». Era «attento alle programmazioni didattiche, puntando all’uniformità tra le diverse sezioni, e sapeva valorizzare gli insegnanti più bravi». L’epoca in cui ha ricoperto l’incarico di preside (fino a 11 anni fa) è stata particolare perché quello «è stato un periodo di grandi cambiamenti scolastici e di sperimentazione». Bocchia ha avuto modo di conoscere una persona «generosa, gioviale, con una personalità molto forte e che intratteneva grandi rapporti umani». Questo gli è rimasto di Del Villano e, dopo aver saputo della sua morte, commenta con dispiacere che «è andato via troppo presto».
Lo ricordano anche gli ex alunni, che hanno conservato del massimo rappresentante della scuola l’immagine di un «preside come quelli che c’erano una volta». Lo dice il consigliere comunale e regionale Vincenzo D’Incecco, ex alunno del liceo Da Vinci. «Lo chiamavamo “Wolf”, prendendo spunto dal suo nome ma anche da alcune sue caratteristiche». Quella era l’epoca delle occupazioni e delle autogestioni e «fu immancabile l’attrito con il preside quando la scuola fu gestita dagli studenti per 23 giorni consecutivi. Oggi il ricordo di quei momenti è piacevole ma per via di quelle scelte si alternavano momenti di amore e momenti di odio con il preside, e quindi c’erano sia sintonia che attriti. Pur apparendo burbero sapeva trattare con gli studenti e con noi rappresentanti di istituto aveva un rapporto un po’ più aperto. Per noi era una specie di figura mitologica: lui era «il preside».
Tra le immagini indimenticabili della scuola ce n’è una del 2015, «scattata» qualche anno dopo il diploma, quando è stata organizzata una maxi rimpatriata di ex alunni nati tra il ’73 e l’80 che studiavano al liceo di strada Colle Marino nei primi anni ’90. Quella sera di agosto c’era anche Del Villano e gli ex alunni erano felici della sua presenza perché «non esisteva il liceo senza Wolf, le due cose andavano di pari passo», conclude D’Incecco, uno degli organizzatori di quell’appuntamento.
L’ideatore dell’evento, allo stabilimento Penelope a Mare, fu Nico Cipollone che ancora oggi associa a Del Villano un traguardo importantissimo raggiunto dagli studenti. «Mentre frequentavo il Da Vinci noi alunni facemmo di tutto per ottenere un maggior numero di bidelli, perché erano pochi, e lui abbracciò la nostra battaglia, cioè fu al nostro fianco. La spuntammo, insieme. Con noi Del Villano era aperto al dialogo, seppur ligio al dovere. E quella sera, durante il maxi ritrovo, era commosso, ci ricordava con piacere. Ci vedeva realizzati: a scuola voleva farci diventare uomini e donne, non pecore. E riteneva di aver raggiunto l’obiettivo».
Nella sua ex scuola, nel 2018, Del Villano aveva presentato il suo ultimo libro, "Ottaviano Giannangeli tra il culto e il popolare". Aveva anche pubblicato, nel 1973, "Nascita del liber uomo N. U. Foscolo" e, nel 1978, “Abruzzo nel tempo”.
Domani i funerali.