«La Soprintendenza ritrovi l’antico Calice di D’Angelo»

14 Maggio 2019

Penne, l’appello dell’artista Costantini sull’opera di oreficeria del XIV secolo «Prelevato dal Duomo, non vi sono più tracce. Deve tornare nei nostri musei»

PENNE. Il calice dell’orafo pennese Giovanni D’Angelo è introvabile. Un’opera d’arte, un gioiello realizzato nella seconda metà del Trecento di cui non si hanno assolutamente più tracce.
In passato di proprietà della famiglia nobile pennese Castiglione, per molti anni il Calice di D’Angelo è stato poi conservato all’interno del Duomo, insieme a una pisside e a un piccolo crocifisso. «Il Calice di D’Angelo ha un’importanza rilevante per la storia dell’oreficeria italiana», spiega il professore e storico d’arte pennese, Mario Costantini.
«L’opera d’arte è pubblicata sull’Enciclopedia Treccani Tavola numero LXXXII insieme a calici spagnoli e della città Todi. Il Calice è stato poi pubblicato anche dal Bindi nel 1889 insieme alla croce e pisside firmate dallo stesso D’Angelo, e da Dino Campini nel volume IV dalle Edizioni librarie di Milano nel 1960», chiarisce ancora il professor Costantini, che lo scorso 4 maggio, all’interno della sala consiliare comunale, ha mostrato durante la pubblicazione del suo nuovo libro - “Un sogno per una città d’arte” - delle foto inedite del Calice di D’Angelo.
Il materiale con cui venne realizzato il Calice di D’Angelo è argento dorato lavorato a sbalzo. Presenta una coppa troncoconica in metallo liscio con applicazioni di smalti dalla sagoma quadrifogliata, un fusto con pomo schiacciato e piede circolare. Oggi però di questo bellissimo Calice non si hanno più tracce.
«Diversi anni fa la Soprintendenza dell’Aquila ha prelevato all’interno del Duomo sia la pisside che il Calice. La prima è conservata ancora nel museo aquilano, mentre del Calice non risulta più nulla sui registri. Dalle foto recuperate è evidente come il Calice, intorno al 1930, sia anche stato oggetto di un importante restauro. Come cittadini pennesi rivolgiamo un appello alla Soprintendenza delle Belle arti per sapere dov’è finito il Calice realizzato da Giovanni D’Angelo. A Penne abbiamo dei musei aperti e le opere realizzate da artisti di Penne è giusto che siano esposte al loro interno. La nostra speranza è che la Soprintendenza prenda a cuore questa situazione e faccia di tutto per ritrovare l’antico Calice per riportarlo al più presto a Penne», conclude il professor Mario Costantini.
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