La telecamera nascosta su Piccone «Se si difendono finisci nei guai»

25 Febbraio 2021

Così l’ex senatore intercettato nel suo studio metteva in guardia il sindaco Santilli e impartiva gli ordini Durante gli incontri, senza i telefoni, alcuni cenni d’intesa e indicazioni date su un foglio poi strappato 

CELANO. Sospettava di essere sotto la lente d’ingrandimento dei carabinieri. Ciò che non poteva sapere è che da oltre un anno una telecamera lo “spiava” nel suo ufficio di Palazzo Rosati a Celano. Ed è qui che gli investigatori hanno raccolto il materiale che ha portato all’arresto di Filippo Piccone, vicesindaco di Celano, già deputato e senatore di Pdl e Forza Italia, da lunedì rinchiuso nel carcere di Vasto. Potentissimo politico del centrodestra, 59 anni, che adesso deve difendersi da una serie di accuse che vanno dai presunti appalti pilotati fino a un tentativo di corruzione attraverso favori sessuali. Un’altra microtelecamera era piazzata nell’ufficio del dirigente comunale Valter Angelo Specchio, quest’ultimo ai domiciliari insieme al sindaco Settimio Santilli e ad altri cinque tra dirigenti comunali e imprenditori. Indagati che hanno tentato in ogni modo di dribblare le attività degli inquirenti. Come emerge nelle voluminose carte dell’accusa.
SI CERCANO INFORMAZIONI. Il 31 marzo 2019 Livio Paris (ai domiciliari) va nella segreteria di Piccone per parlare dell’indagine e, riferendosi agli inquirenti, afferma che al momento «si sono dati una calmata». Paris sostiene anche di sapere che il procedimento penale, in cui sarebbero coinvolte 17 persone, fosse al vaglio del gup. Piccone afferma: «Ma io so che si stanno guardando le carte... mo prendo un po’ di informazioni», mentre Paris precisa: «Io qualche cosa la so perché ci sto di fronte alla Procura, con gli uffici».
MELE E PERE. La mattina del 21 giugno 2018 Valter Specchio si informa sulla perquisizione appena eseguita dai carabinieri chiedendo alla dipendente Fabrizia Aveani se tutte le carte erano state consegnate e la donna risponde che i carabinieri non hanno ancora visto il progetto relativo alla copertura dello stadio. A questo punto la stessa informa Specchio della mancanza della nota di consegna con il progetto, aggiungendo che, comunque, i carabinieri avrebbero preso il Cd. Poco dopo, la Aveani, come riporta il gip, trova delle altre carte, ma Valter Specchio, alterandosi, commenta: «Ma lascia... butta via questa roba... ma quanto siete brave a cacciare la roba! Ma roba da pazzi! Uno chiede le mele e voi date le pere!».
FINTA COLLABORAZIONE. In un’altra conversazione, mentre Luigi Aratari (ex dirigente ai Lavori pubblici) e Giampiero Attili (ex segretario comunale) commentano le acquisizioni documentali, Aratari consiglia a quest’ultimo di giocare d’ anticipo e scrivere subito in modo da cercare di evidenziare le responsabilità degli altri (è il 25 giugno 2018). Attili, nei giorni successivi, invia al comando dei carabinieri una mail con la quale rappresenta alcune irregolarità riscontrate in diverse procedure amministrative comunali, facendo presente, però, che le irregolarità sono commesse dagli altri e così dimostrando, sottolinea il gip, «una falsa collaborazione con gli inquirenti».
E SE QUALCUNO PARLA? Il 22 settembre 2018 Settimio Santilli all’interno della segreteria di Piccone, parlando di un’acquisizione effettuata il giorno prima dai carabinieri, si lamenta di Aratari. Piccone, invece, si preoccupa del fatto che alcuni dirigenti o dipendenti comunali, per difendersi, avrebbero potuto metterli nei guai: «Il problema non è quello che pensa Aratari... il problema è che questi si vanno a difendere... e rischiano di metterti in mezzo ai guai».
L’INCUBO INTERCETTAZIONI. Il 29 novembre 2018 Filippo Piccone, nel suo ufficio con Attili, Aratari e Nazzareno Caferra, discutendo della situazione venutasi a creare in Comune, avverte gli interlocutori della possibilità di venire intercettati.
IL BIGLIETTO NEL CESTINO. Alle 15.43 di quel 29 novembre Piccone, continuando il discorso sulla situazione del Comune, con la mano sinistra alza un foglio che ha sulla scrivania, dove poco prima aveva scritto qualcosa e, indicando dove leggere, dichiara di volersi tirare fuori da questa “melma”. Quindi, preso il foglio, lo piega e lo getta nel cestino, gesticolando qualcosa di incomprensibile. Così scrive il gip (l’immagine 55 si trova nella pagina 495 dell’ordinanza).
VIA I TELEFONI. Alle 17.46 Gianvincenzo Sforza del periodico Il piccolo marsicano – denunciato dai carabinieri del maggiore Edoardo Commandè – entra nell’ufficio di Piccone, mentre questi parla del sindaco con Ezio Ciciotti (all’epoca vicesindaco) e altri due uomini non coinvolti nell’inchiesta. Sforza, inseritosi nella conversazione, domanda come avrebbe risolto con il sindaco e Piccone risponde che tutti avrebbero dovuto fare capo a lui: «Noi abbiamo il problema del sindaco e che loro devono rispondere a me... non possono rispondere a me il sabato e il lunedì al sindaco». Piccone, portando una mano nella tasca sinistra della giacca, prende il suo telefonino, facendo cenno a uno dei presenti di portarlo nell’altra stanza. Quest’ultimo, quindi, preso il telefono di Piccone, il suo, quello del secondo personaggio presente e di Ezio Ciciotti porta tutti i telefoni nell’ufficio adiacente la segreteria. Rientrando in ufficio preleva quello di Sforza e lo porta nella stanza dove aveva messo gli altri. «Questo comportamento è segno inequivocabile del fatto che Piccone avesse intuito, peraltro fondatamente, di essere sottoposto a intercettazioni» evidenzia il gip (allegate ci sono 4 immagini alla pagina 496 dell’ordinanza). Piccone, parlando delle indagini in corso, fa riferimento alle vicende dei Comuni di Tagliacozzo e Capistrello in quanto «ci portano ad alzare le orecchie, eh...».
SANTILLI DA COMMISSARIARE. Secondo l’indagato, afferma il gip, mostrandosi agli inquirenti come un’amministrazione attiva avrebbe indotto questi a una maggiore cautela, diversamente da quanto era accaduto per Francesco Ciciotti, sindaco di Capistrello, che appunto era stato arrestato proprio pochi giorni prima della conversazione in esame. Pertanto secondo Piccone si sarebbe dovuto «commissariare» Settimio Santilli, in quanto «non idoneo a perseguire tale obiettivo».