La truffa dei pascoli fantasma: 44 indagati e 31 ditte sotto accusa

Chiusa l’inchiesta “Transumanza” partita da Pescara e arrivata fino al Trentino, Lombardia e Puglia Scoperto un giro di 5 milioni di contributi irregolari: smantellata un’organizzazione legata ai clan foggiani
PESCARA. «Numerose truffe aggravate perpetrate a danno dell’Unione europea, anche mediante l’utilizzo di imprese fittizie intestate a prestanome». Il grande affare dei pascoli fantasma valeva 5 milioni di euro e non aveva confini: i 44 indagati dell’operazione “Transumanza” – portata avanti dalla guardia di finanza di Pescara in due anni di indagini attraverso l’analisi di 100mila conversazioni intercettate, 8mila interrogazioni alle banche dati e accertamenti bancari su più di 270 conti correnti – si muovevano tra Abruzzo, Puglia, Lazio, Campania, Emilia Romagna, Trentino Alto Adige, Veneto, Piemonte, Lombardia e Liguria. Una speculazione che interessava anche la mafia foggiana pronta a mettere in campo «la sua autonoma struttura criminale». Sono 31 le imprese agricole finite sotto accusa per le frodi dei contributi comunitari: una con sede a Serramonacesca, nel Pescarese, una a Lucoli, tre all’Aquila e una a Navelli mentre le altre sono sparse in mezza Italia. Autoriciclaggio, reimpiego dei proventi illeciti e ricettazione, realizzazione di profitti e vantaggi ingiusti: sono questi i reati contestati dalla Direzione distrettuale Antimafia della Procura dell’Aquila. La pm Simonetta Ciccarelli ha firmato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari sulla maxi truffa all’Unione europea per intascare milioni di fondi pubblici per pascoli inesistenti.
FRATELLI AL VERTICE Secondo gli accertamenti della finanza pescarese, guidata dal comandante provinciale, il colonnello Antonio Caputo, al vertice di una presunta associazione per delinquere – con l’aggravante del metodo mafioso – ci sarebbero due fratelli, Armando e Mariano Berasi di Trento: Armando avrebbe «promosso, costituito e organizzato» l’organizzazione «ideando tutto il progetto delittuoso e assumendo comportamenti tali da poter essere il principale socio occulto, co-amministratore di fatto di molte imprese sebbene formalmente facenti capo, con intestazioni fittizie, ad altri sodali e prestanome». Il fratello avrebbe fornito «ampio supporto con particolare riguardo alla gestione finanziaria e amministrativa del gruppo Berasi».
LA CORTE DEI FEDELI Intorno ai due fratelli, una corte di altre 11 persone – due nel frattempo sono morte – compresi due esperti di Politica agricola comune (Pac), Sian (Sistema informativo agricolo nazionale) e Banca dati nazionale (Bdn) incaricati di «tutta la gestione burocratica per la presentazione telematica delle domande nonché della contrattualistica» con l’obiettivo di mettere le mani sui fondi europei Feaga e Feasr e sui titoli della Riserva nazionale, cioè dei lasciapassare per l’ottenimento dei contributi. Gli altri partecipanti sono considerati «stretti collaboratori» per svolgere «molte incombenze di carattere amministrativo», prestanome «per fare incetta dei terreni demaniali firmando personalmente molti contratti di affitto dei terreni» e poi «principali finanziatori per il tramite di imprese agricole». Una filiera con ruoli precisi per non fallire, «con artifici e raggiri», l’obiettivo di incassare i soldi dell’Europa: bonifici superiori anche a 500mila euro.
MAFIA FOGGIANA Tra gli indagati c’è un pugliese considerato «appartenente alla famiglia Tarantino, affiliata al clan dei Montanari (famiglia Li Bergolis della mafia garganica) con il principale ruolo», dice il capo di imputazione, «di fornire alla bisogna, per il tramite della sua autonoma struttura criminale composta da aziende agricole fittizie aventi le caratteristiche di “giovane agricoltore”, gestite e intestate a prestanome, i bovini necessari da far pascolare sui terreni demaniale accaparrati dalla struttura criminale dell’associazione, in modo da permettere il raggiungimento della prevista consistenza zootecnica per l’ottenimento dei premi Pac».
IL MECCANISMO SVELATO Secondo l’accusa, l’organizzazione avrebbe simulato il possesso dei requisiti necessari per ottenere la disponibilità di terreni e titoli Pac, rilasciati gratuitamente dalla Riserva nazionale dei titoli ai nuovi giovani imprenditori agricoli. Secondo gli investigatori, le nuove imprese agricole fittizie sarebbero state «in combutta» con cooperative o associazioni temporanee di imprese, costituite per lucrare su migliaia di ettari di terreni la cui concessione ad uso civico era messa a bando dai Comuni. Adesso, entro 20 giorni dalla notifica, gli indagati possono chiedere di essere interrogati e presentare documenti e memorie difensive.

