La verità di Dolce: i soldi in una scatola, un viaggio a Roma per pagare la politica

5 Giugno 2021

Il verbale dell’interrogatorio della psicologa: «Trotta ha consegnato i pagamenti, forse per un incarico avuto dal partito» La commozione dopo il suicidio in carcere: «Avevo capito che era un tipo fragile, sapevo già che non ce l’avrebbe fatta»

PESCARA. «Me lo aspettavo perché quando sono entrata in quella cella, io ero devastata da questa cosa perché potete immaginare per me era finita la mia vita personale, la mia vita lavorativa e mi era crollato davvero tutto addosso. Quando entrai in quella cella però, come è mio solito fare, non pensai solo a me, ma pensai a lui in primis e anche a Domenico Mattucci e feci questa riflessione: “Sabatino non ce la fa, questa cosa non la può affrontare”». Conclude così, con il suo pensiero sul suicidio in carcere di Sabatino Trotta sollecitato dai magistrati Anna Benigni e Luca Sciarretta, il lungo interrogatorio che Luigia Dolce, una delle tre figure finite in carcere per la vicenda dell’appalto Asl truccato da 11 milioni di euro, rese ai magistrati il 28 aprile 2021, confermando in pieno la sua confessione rilasciata nell’interrogatorio di garanzia davanti al gip. Aggiunge anche un racconto personale, una confessione che ricevette da Trotta molto toccante qualche tempo prima degli arresti e poi concluse così: «Da psicologa lessi in quella confidenza la fragilità e la incapacità, in quell’uomo che è tanto grandioso, di gestire eventualmente una frustrazione e quindi il mio pensiero fu anche per la devastazione della sua vita: io ho immaginato che lui potesse fare un gesto non auto conservativo. Non sono rimasta particolarmente sorpresa: sono rimasta devastata».
Dolce parla per ore e puntualizza una serie di argomenti chiave dell’inchiesta: dai soldi al partito Fratelli d’Italia di cui faceva parte Trotta, ai soldi per l’auto da comprare per il figlio del direttore generale della Asl Vincenzo Ciamponi, al Rolex, senza tralasciare la scansione temporale delle varie dazioni consegnate allo psichiatra e dirigente Asl Trotta. Parte dal viaggio a Roma con quella busta piena di soldi ricevuta da Mattucci e che consegnò a Trotta. «Ci incontrammo all’hotel Dragonara dove lasciai la mia auto per andare con Trotta e una mia amica. Arrivati in albergo consegnai a Trotta quella scatola di mascherine che era stata svuotata e che conteneva i soldi: 15 mila euro coperti da una mascherina». La Dolce il giorno prima si era incontrata al casello di Lanciano con Mattucci che doveva consegnarle proprio quei soldi: «Sapevo si trattasse di un contributo politico, come detto da Trotta, per Fratelli d’Italia: contributo suddiviso in due tranche, una subito e una da corrispondere solo dopo che l’iter della gara era terminato. Io non so a chi dovesse portare il denaro il dottor Trotta», aggiunge Dolce, «ma potrei metterlo in relazione con un incarico che ricevette dopo le elezioni regionali dal partito: un incarico a Roma in un dipartimento di un ministero, mi sembra la Salute».
La psicologa parla del coinvolgimento nella gara dei due membri della Commissione, Antonio D’Incecco e Anna Rita Simoni: «Con loro ci posso parlare», disse Trotta riferendosi all’aggiustamento della gara. E riferisce anche delle conferme ricevute dalla Simoni sui punteggi concordati per far vincere l’appalto alla Coop La Rondine di Mattucci. La donna precisa le varie dazioni ricevute da Trotta. «La prima fu quella dei 15mila euro da portare a Roma, la seconda fu in data 26 novembre. Io andai al San Giorgio a Treglio, mi incontrai nel pomeriggio con Mattucci che mi consegnò una busta. Sapevo l’importo perché ero stata io... il dottor Trotta mi aveva detto di dire a Mattucci che aveva bisogno di 20mila euro tanto che io dissi ma perché 20, non dovevano essere meno della volta precedente?». In effetti poi nella busta ne vennero messi 15 mila e altri 5mila vennero consegnati qualche giorno dopo a Trotta che a suo dire li aveva anticipati, ma non si capisce per darli a chi e la Dolce ipotizza due funzionari Asl che trattavano la gara. Soldi che vennero infilati in una tasca della giacca di Trotta senza dire neppure una parola.
Poi c’è la vicenda del Rolex che non è stato ritrovato dagli inquirenti e che doveva essere un regalo della Coop per il Natale. «Trotta mi disse che un orologio lo aveva già visto, lo aveva già scelto e lo aveva fatto mettere da parte con un acconto e io gli dissi: “Vabbè allora Mattucci può saldarlo”». E così avvenne.
Si arriva al capitolo Ciamponi e all’acquisto dell'auto per il figlio. Da due giorni era stato firmato il contratto, nonostante i tanti dubbi per il coinvolgimento in un altro procedimento penale di due rappresentanti dello stesso Consorzio. C’è un incontro in Asl tra Ciamponi, Trotta, Mattucci e Dolce. «Il giorno dopo Trotta mi passò a prendere per il pranzo e sul cellulare gli arrivò un messaggio di Ciamponi (lo stesso ritrovato dai magistrati sul cellulare sequestrato al direttore generale, ndc) che gli mandò le proprie generalità. Trotta gli risponde: “Intestata a chi?”. E Ciamponi gli risponde: “A me”. Trotta mi disse: “Hai capito? Facciamolo vedere a Domenico che è più perspicace”». A tavola Mattucci gli risponde: «Oddio dipende da che cosa si vuole fare intestare». Era la Fiat 500 poi acquistata da Ciamponi con un assegno da 2.400 euro. «Trotta mi disse che erano andati lui e Mattucci alla concessionaria a vedere delle auto. L’accordo con il concessionario», prosegue Dolce, «a detta di Trotta, era che Ciamponi, intestatario dell’auto pagasse una quota diciamo credibile, poi Mattucci avrebbe restituito l’intera somma, sia quella pagata da Ciamponi che la restante». La procura parla di 8mila euro che Mattucci consegnò a Trotta per questa operazione. E Trotta, lo stesso giorno, andò in macchina con Ciamponi dal concessionario, seguiti dagli uomini della guardia di finanza.
©RIPRODUZIONE RISERVATA