«La villetta liberty non andava abbattuta»

Dopo 18 anni arriva la sentenza della Cassazione che ordina la demolizione del nuovo manufatto
PESCARA. È forse una delle vicende giudiziarie più lunghe, almeno in Abruzzo, che andava avanti da 18 anni e che oggi è arrivata a una definizione con una sentenza della Corte di Cassazione.
Si tratta del villino liberty di via Primo Vere che il nuovo proprietario acquistò nel 2002 e l’anno successivo decise di demolire per realizzare la sua casa. Ottenute tutte le autorizzazioni comunali, iniziò i lavori. Ma una denuncia di una confinante, l’architetto Anita Boccuccia, innescò una vicenda che diede vita a diversi procedimenti penali, civili e in sede amministrativa, davanti al Tar e al Consiglio di Stato. In questa sua lunga battaglia legale, l’architetto venne appoggiata da diverse associazioni ambientaliste: una battaglia per «garantire il rispetto della legalità e della storia pescarese», come spiegano le diverse parti civili costituite nell’ultimo procedimento penale definito in Cassazione.
«Italia Nostra», scrive la stessa associazione, «esprime la propria soddisfazione nell’apprendere che il lungo processo penale intentato contro i responsabili degli abusi edilizi nello storico quartiere della Pineta di Pescara, si è concluso presso la Suprema Corte di Cassazione, con la condanna degli imputati che dovranno ora provvedere all’abbattimento del manufatto abusivo realizzato in via Primo Vere».
Le associazioni, assistite dall’avvocato Gerardo Mariano Rocco di Torrepadula di Napoli, «non hanno mai desistito dal perseguire», si legge ancora, «l’accertamento delle responsabilità fino al raggiungimento dei risultati che costituiscono oggi un messaggio per quanti ritengono di poter violare impunemente le leggi, ma soprattutto distruggere con estrema disinvoltura e a volte con la disattenzione o la negligenza delle autorità preposte alla vigilanza, il patrimonio identitario della cittadinanza». Nel 2011 il processo d’appello segnò la fine delle questioni penali con la prescrizione dei reati. Ma poi intervenne l’ennesimo sequestro del manufatto in costruzione e si riaccese la battaglia legale. Originariamente, il villino anni Trenta era costituito da un solo piano ed era a mattoni.
Poi venne eseguito l’abbattimento e iniziò la ricostruzione per edificare una palazzina a tre piani in cemento e vetro: insediamento giudicato in contrasto con lo stile liberty della zona sottoposta a vincolo paesaggistico dal piano paesistico regionale, e che oggi era stato quasi completamente realizzato.(m.cir.)
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