Ladri nell’ex cementificio, presa la banda

6 Aprile 2017

Si tratta di 5 romeni (tre ancora ricercati) accusati di rubare tonnellate di rame e di rivenderlo a un 50enne di Spoltore

PESCARA. A settembre erano stati arrestati in flagrante, processati per direttissima e rimessi in libertà. Ma a distanza di quasi sette mesi, gli stessi carabinieri della compagnia di Pescara coordinati dal maggiore Claudio Scarponi e diretti dal tenente Antonio Di Dalmazi del Nucleo operativo e radiomobile sono tornati ad arrestarli, questa volta con un’ordinanza di custodia cautelare e un’accusa ben più grave: associazione per delinquere finalizzata alla commissione di furti e alla ricettazione di rame. In carcere sono finiti i romeni Ciprian Paun, 31 anni, domiciliato a Vasto e Sile Marian Comardici, 30 anni domiciliato a Ortona. Ai domiciliari lo spoltorese Gianni D’Alessandro, 50 anni, ritenuto, secondo quanto ricostruito dagli investigatori che sono stati dietro al gruppo per circa tre mesi, uno dei ricettatori del rame rubato. A incastrarlo c’è una telefonata intercettata dai carabinieri dopo il primo arresto in flagrante di settembre dei cinque romeni (di cui tre ancora ricercati per l’ordinanza di custodia). E un video. Nella telefonata c’è uno dei romeni che chiama direttamente D’Alessandro sul cellulare fingendo di non conoscerlo, ma chiedendo semplicemente una batteria per la macchina. «Siete aperti?» chiede a D’Alessandro passando davanti al capannone di Miglianico dove l’uomo stava attivando una ditta di smaltimento rifiuti. D’Alessandro gli dice di sì, il romeno con i complici entra a bordo di una Mercedes scura e una volta dentro comincia invece a scaricare cavi di rame. In particolare cavi elettrici già sguainati che secondo l’accusa, dopo averli pesati, D’Alessandro avrebbe pagato alla banda in contanti.

A questa ricostruzione i militari sono arrivati seguendo per settimane le mosse dei romeni a bordo della Mercedes scura e ricostruendo passo passo tutto il loro modo di operare.

A cominciare dalla base di lavoro della banda, che era diventato l’ex cementificio di via Raiale. Nell’enorme sito industriale, dismesso e in abbandono, la banda aveva trovato un vero e proprio tesoro da spolpare notte dopo notte e dopo diverse ore di lavoro passate a cercare i cavi, a tagliarli, a sguainarli e poi a nasconderli nei dintorni del cementificio. In modo da tornarci nei giorni seguenti di giorno, senza dare nell’occhio, come sarebbe invece potuto accadere continuando ad andare in giro di notte con un furgone carico di rame.

«Abbiamo accertato almeno 8-9 carichi», hanno riferito in conferenza stampa il maggiore Scarponi e il tenente Di Dalmazi, «e alla fine abbiamo recuperato e restituito quasi due tonnellate di rame per un valore di circa 16mila euro».

©RIPRODUZIONE RISERVATA