Lady Coumadin, spariti i fascicoli E i sospetti sono ancora su di lei

Nuove indagini su Daniela Lo Russo: la donna va al Tribunale dell’Aquila e chiede di visionare gli atti Il cancelliere non li ha più ritrovati. Ora indagano i carabinieri: l’ipotesi è che li abbia già bruciati
PESCARA. Non si fa mancare niente e non fa mancare niente alla cronaca, Lady Coumadin, al secolo Daniela Lo Russo, la donna di origine pugliese condannata a 13 anni e 8 mesi di reclusione in primo grado dai giudici del tribunale di Pescara, per il tentato omicidio del marito, al quale somministrava massicce dosi di coumadin, un potente anticoagulante, con la complicità del figlio Michele Gruosso, condannato a 12 anni e 8 mesi.
Finita agli onori della cronaca anche per altri fatti, l’ultimo che l’ha riportata di nuovo in primo piano in questi giorni, sarebbe avvenuto al tribunale dell’Aquila che dovrà decidere sul ricorso in appello relativo appunto alla sua condanna (i ricorsi degli avvocati difensori sono stati depositati, ma la data dell'appello non è stata ancora notificata alle parti). Due fascicoli del processo che la riguarda, sono misteriosamente spariti e la procura aquilana, che ha aperto un fascicolo a suo carico e non solo, ritiene che sia stata proprio lei a farli sparire. Circa tre giorni fa, la donna avrebbe fatto richiesta di visionare il fascicolo processuale. Ma qualche ora dopo, il cancelliere si è subito reso conto che mancavano fascicoli importanti di quel carteggio. Immediatamente i sospetti si sono indirizzati verso la donna. La polizia giudiziaria, prontamente interessata dal procuratore Stefano Gallo, ha immediatamente visionato le telecamere a circuito chiuso del tribunale ed avrebbe individuato la donna. Sono scattate le indagini e nel giro di un paio di ore era già stato predisposto dalla procura un provvedimento di perquisizione per la Lo Russo. Sono stati però i colleghi della squadra mobile di Pescara, diretti dal dirigente Dante Cosentino, a rintracciare la donna e suo figlio. Hanno poi chiamato i carabinieri incaricati delle indagini che hanno poi effettuato la perquisizione.
Sarebbe un fatto gravissimo, per di più compiuto all’interno del tribunale, con una sfrontatezza e una mancanza di rispetto per le istituzioni che, secondo gli investigatori, rientra nella personalità della Lo Russo, almeno per quanto ha fatto conoscere di sè. Le indagini sono condotte dai carabinieri con assoluta riservatezza e potrebbero concludersi in tempi strettissimi. Sembra, ma sul punto non c'è stata nessuna conferma, che i militari abbiano ricostruito il tragitto effettuato dalla donna, che pare fosse accompagnata dal figlio, e individuato il punto lungo la strada che dall’Aquila porta a Pescara, dove i due fascicoli processuali sarebbero stati addirittura bruciati.
Sta di fatto che la procura aquilana ha già avanzato richiesta al tribunale di Pescara di poter ricostruire il fascicolo processuale, senza fornire però ulteriori spiegazioni. Lo Russo, lo ricordiamo, sempre più spesso assurge agli onori della cronaca. Lo fece ad esempio durante le ultime battute del suo processo, quando vennero ritrovati cinque falsi pacchi bomba posizionati davanti ad alcuni uffici fra i più rappresentativi di Pescara (tribunale, Camera di commercio, caserma dei carabinieri) e persino davanti il portone d’ingresso del magistrato Rosangela Di Stefano che sosteneva l'accusa al processo: pacchi che contenevano anche un messaggio minatorio nei confronti del magistrato. Per questo motivo l’inchiesta a suo carico (ci sarebbero anche delle riprese filmate che individuerebbero la donna, anche se coperta da occhiali scuri e da una sorte di burqa, mentre deposita quei pacchi proprio la stessa mattina nella quale in tribunale si doveva tenere il suo processo) viene condotta dalla procura di Campobasso.
Ma qualche settimana fa alla donna è stato notificato anche un provvedimento di sequestro di un intero immobile (del valore di un milione e 600 mila euro) che, secondo l’inchiesta in corso, sarebbe stato truffato a un noto imprenditore della città con un bonifico fasullo di 520 mila euro. Adesso, gli inquirenti sospettano che quella sparizione di fascicoli, del processo che la riguarda, sia stato compiuto proprio da lei, Lady Coumadin.
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