Lagatta: tutti sapevano, nessuno ha parlato

Il sindaco di Bussi: «Anche Regione e Provincia dovevano finire sul banco degli imputati»
BUSSI SUL TIRINO. «Ho avuto sempre forti dubbi che il processone sulla discarica di Bussi potesse avere l'esito da tutti atteso. E questo perché in realtà sul banco degli imputati mancava il vero responsabile del disastro ambientale, la Montedison. Ci sono stati dirigenti, funzionari, uomini che si sono alternati negli anni alla direzione dell'esercizio industriale di proprietà di una società che nelle aule di tribunale era assente. I miei dubbi sono stati confermati». E' quanto afferma rammaricato il sindaco di Bussi sul Tirino Salvatore Lagatta dopo la sentenza di assoluzione emessa dai giudici della Corte d’Assise di Chieti. Ma Lagatta fa rilevare e riflettere su un'altra questione che è stata sempre sottaciuta da tutti gli attori che hanno seguito fin dall'inizio le fasi del processo: «Sul banco degli imputati», dice, «mancavano anche le istituzioni e mi riferisco alla Regione e alla Provincia di Pescara che nel 1971 hanno concordato con Montedison la realizzazione della discarica Tremonti per l'interramento dei clorometani pesanti. La stessa Regione nel 1991 informò la Provincia circa interventi necessari da compiersi sul fiume Pescara che presentava problemi di inquinamento. Passaggi che poi hanno portato all'avvelenamento delle acque. Perciò, tutti sapevano, ma nessuno ha parlato. Ora come accogliere l'esito di questa sentenza? E' vero che il verdetto scagiona tutti e li manda tutti assolti, ma dice pure che il disastro ambientale c'è, doloso o colposo che sia. E allora ci dobbiamo rifare alla recente sentenza del Tar che ha imposto alla Montedison di eseguire la bonifica integrale della discarica Tremonti, sentenza impugnata dal colosso chimico e ancora davanti al Consiglio di Stato».
«Aspettiamo fiduciosi che questa impugnativa venga rigettata», prosegue il primo cittadino, «anche se nutro qualche timore che il verdetto di ieri possa influire su questo responso e aggravare così l'aspetto civile della questione». Un positivo esito dal Consiglio di Stato, atteso per gennaio 2015, per Lagatta sarebbe il viatico per poter dare il verde anche al commissario governativo Adriano Goio e utilizzare finalmente i 50 milioni nella sua disponibilità per eseguire la bonifica dell'area industriale Solvay deputata alla reindustrializzazione, per la quale ci sono già aziende giudicate idonee all'insediamento.
Fra queste una del settore farmaceutico, la Filippi, che promette 180 posti di lavoro e possibilità di ampliamento delle attività. «La Procura in questi anni», riprende Lagatta, «ha svolto un lavoro enorme sul piano sia giudiziario sia ambientale per scoprire e accertare lo stato di inquinamento. Questo lavoro, comunque, non va perso e sarà certamente utilizzato per un giudizio civile da parte degli attori che si ritengono danneggiati: enti, comuni, cittadini».
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