«Lasciati soli contro drogati e ubriachi»
La testimonianza di un medico dell’emergenza: «Spesso siamo impotenti di fronte a energumeni»
PESCARA. «Siamo in prima linea, ma dobbiamo vedercela da soli e spesso siamo impotenti di fronte a certi energumeni che arrivano qui sotto l’effetto di alcol e droghe». La testimonianza è di un medico del pronto soccorso che chiede l’anonimato per ragioni di sicurezza, «perché comunque si parla di delinquenti», si giustifica, dopo che in prima persona, ma è storia di qualche anno fa, ha subìto un aggressione proprio sul posto di lavoro. «Venne un tossicodipendente con una ferita sanguinante, agitatissimo, che non voleva farsi medicare. Mi venne incontro con le mani sanguinanti cercando di colpirmi. Per difendermi gli dovetti scaraventare addosso la scrivania per poi scappare da una porticina che immetteva nell’altra sala del pronto soccorso, chiudendo lui da solo nell’altra camera».
«Cose così succedono spesso», sottolinea il medico, «ed è infatti molto frequente, da parte nostra, la chiamata alle forze dell’ordine quando è chiuso il posto fisso di polizia. Ma i rischi aumentano la notte, e l’estate soprattutto perché la gente va più in giro, fa più tardi e quasi sempre la colpa dei comportamenti fuori controllo, anche quando arrivano qui da noi dopo gli incidenti, è che sono ancora sotto l’effetto di alcol o droghe, e sono ingestibili. Non si pensi a persone senza fissa dimora o a zingari, spesso sono ragazzi dopo le discoteche ad esempio, che quando arrivano qui pretendono di passare avanti a tutti e se non vengono fatti entrare aggrediscono chiunque abbia la divisa. Spesso interveniamo per bloccarli con il rischio di prendercele, com’è successo l’altro giorno. È una cosa frequente. Pochi mesi fa un’infermiera è stata strattonata al punto da subìre una lussazione della spalla. Perché poi dobbiamo vedercela da soli, considerando anche che ci sono turni con personale prevalentemente femminile e dunque più indifeso che anche se chiama il 113 o i carabinieri di fronte a situazioni pericolose, deve comunque aspettare del tempo prima che arrivino. Ci vorrebbe una presenza costante delle forze dell’ordine», rimarca il medico, «ci rendiamo conto tutti che è un sacrificio, ma qualcosa ci vuole assolutamente: qualche tempo fa si arrivò alla soluzione di avere una macchina della polizia che stazionava qui fuori, pronta a intervenire e a fare da deterrente, ma durò tre giorni». (s.d.l.)
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