PESCARA
A Saragozza in Spagna c’è uno stabilimento Stellantis come quello in Val di Sangro che ha impianti fotovoltaici, robot, catena produttiva automatizzata e diversificata ed è servito da un importante sistema viario. «È autosostenibile oltre ad essere baricentrico e non riesco a capire perché alla Stellantis di Atessa non si è fatto e non si possa fare altrettanto»: Marco Laviano, sindacalista Fim Cisl, affonda il dito in una delle maggiori criticità emerse dal sondaggio annuale svolto dall’Osservatorio della trasformazione dell’ecosistema automotive (OTea, con un data base di 2.100 aziende alle quali viene inviato ogni anno il questionario) a livello locale e affrontate in un incontro che ha messo di fronte politica, imprenditori, sindacalisti e mondo accademico autore della ricerca.
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Una sorta di tavola rotonda partita dall’introduzione di
Francesco Zirpoli (direttore OTea e professore alla Ca’ Foscari di Venezia)) e proseguita con i dati illustrati dal responsabile scientifico Otea e ricercatore Cnrs-Ircres di Torino
Giuseppe Calabrese per incrociarsi con le riflessioni dell’assessore regionale allo Sviluppo
Tiziana Magnacca, del consigliere regionale
Antonio Di Marco, di
Giuseppe Ranalli presidente del Polo Innovazione automotive Abruzzo e appunto di Laviano. Dalla necessità di avere energia a minor costo per poter essere competitivi (transizione energetica), all’occupazione, alla diversificazione produttiva tra innovazione tecnologica e strategie di mercato: un panorama a 360 gradi sull’automotive (la produzione legata al settore automobilistico) dal quale l’Abruzzo spicca per una forte caratterizzazione con l’87,3% dell’occupazione, una specializzazione estrema (91,3% del fatturato), una forte presenza (41%) dei fornitori (Tier) che vendono componenti a Stellantis (la fabbrica più grande d’Europa di veicoli commerciali leggeri) e con un’occupazione che cresce del 5% nelle imprese orientate all’elettrico. «Qui le imprese presentano una resilienza maggiore (il 45% punta sull’adattamento e nessuna ipotizza l’abbandono della filiera
ndr) rispetto alle altre realtà industriali», commenta Calabrese illustrando i dati del sondaggio: «Un risultato raggiunto grazie a un'elevata innovazione di prodotto e di processo, maggiore rispetto agli altri competitor italiani. Occorre, invece, migliorare soprattutto in materia di regolamentazione e riguardo i cambiamenti tecnologici». Un dinamismo che risulta essere operativo: il 77% delle imprese abruzzesi interpellate ha detto di aver innovato i processi (coprendo il 99% del fatturato regionale) e il 55% ha affermato di aver sviluppato nuovi prodotti. Gli investimenti nel full-electric pesano per il 13,6% del totale sviluppo prodotto.
Occupazione e competenze Nonostante un saldo occupazionale generale negativo (-5,6%), il dato si inverte nelle realtà che investono esclusivamente in veicoli elettrici (EV), dove l’occupazione cresce del 5% (contro il +1,7% della media italiana). Il mercato del lavoro regionale cerca figure ad alto contenuto tecnologico: ingegneri meccatronici e programmatori software (54,5%), seguiti da analisti e progettisti di sistemi. Anche l’Intelligenza Artificiale è vista come un’opportunità dal 27,3% delle imprese, un dato superiore alla media nazionale (19,9%). «Occorre fare in modo che i nostri cervelli restino in Abruzzo», afferma Ranalli dopo aver sfoderato i confortanti risultati dell’Its del polo automotive e trovando d’accordo l’assessore Magnacca che ha parlato dell’attivazione di un bando per laureati.
Le richieste
Dall’incontro è emersa la necessità di un approccio integrato tra politiche industriali, innovazione e sviluppo delle competenze per sostenere la competitività del settore. Ad esempio per quel che riguarda il finanziamento dell’innovazione la ricerca ha fatto emergere come esso in Abruzzo poggi essenzialmente sulla liquidità interna (72%), con un ricorso al credito bancario (16%) limitato rispetto all’Italia e quindi una marcata difficoltà di accesso alle risorse pubbliche. Sul fronte delle politiche pubbliche, le imprese chiedono con urgenza riduzione dei costi energetici (4,0/5) e semplificazione amministrativa (3,8), oltre a sostegni per l’internazionalizzazione verso mercati strategici come Marocco, Messico e Spagna. E su questo Ranalli è esplicito: «Occorre fare squadra, per attivare forme di finanziamento di sopravvivenza».
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