Lavoro e diritti negati: l’Abruzzo alza la voce

Cgil, Cisl e Uil: la grande partecipazione alla manifestazione di Napoli
PESCARA. L’Abruzzo del lavoro e dei diritti negati protagonista nella grande manifestazione di Cgil, Cisl e Uil a Napoli. In piazza scendono i braccianti del Fucino, i precari delle quattro province, i metalmeccanici, i disoccupati e chi a fine mese non ci arriva con lo stipendio. Arrivano su 50, forse 60 pullman oppure in auto, per unirsi alla folla giunta dal resto d’Italia per protestare contro il governo. Una massa critica che la politica non può più ignorare. E in piazza la nostra regione si distingue per numeri e rivendicazioni. «Sì, è stata una manifestazione molto partecipata, con molte più persone di quelle previste», esordisce Carmine Ranieri, segretario generale della Cgil Abruzzo Molise, presente con gli omologhi di Cisl e Uil, Gianni Notaro e Michele Lombardo, tutti con un consistente seguito.
«Chiediamo al governo di cambiare le politiche economiche e sociali in atto che vanno nella direzione contraria a ciò di cui il paese ha bisogno», spiegano, sintetizzando lo scopo dell’evento di Napoli che ha coinvolto ieri mattina centinaia di abruzzesi.
SENZA FUTURO.
Il colpo d’occhio stupisce per le presenze, come raccontano le foto che pubblichiamo. C’erano i lavoratori che percepiscono il reddito di cittadinanza, famiglie che grazie al decreto che il governo Meloni ha approvato il 4 maggio (e non il primo, come la politica ha voluto far credere) perderanno il sussidio a partire da agosto. Sono 15.400 gli abruzzesi che saranno considerati “occupabili” solo perché con un’età inferiore a 60 anni. Questi potranno continuare ad avere un sostegno, peraltro in misura molto ridotta, solo nei mesi in cui seguiranno corsi di formazione o saranno impiegati in attività socialmente utili.
«Il problema è che i corsi di formazione e i progetti sono attualmente fermi al palo. Tante famiglie torneranno nella assoluta indigenza”, accusa Ranieri. In piazza ci sono anche i precari, gli intermittenti ed i part time, il popolo di chi percepisce salari da fame. Per questi il decreto del governo appena approvato “è una vera iattura perché aumenta la precarizzazione consentendo alle aziende di tenerli per più anni a tempo determinato”, commenta ancora il leader regionale della Cgil.
BRACCIA DEL FUCINO.
Sono partiti alla volta di Napoli anche i braccianti del Fucino, prevalentemente magrebini, che lavorano sodo per garantire a loro ed alle loro famiglie un'esistenza dignitosa, che pagano le tasse, che contribuiscono a pagare le pensioni dei nostri anziani, che cercano quello stesso riscatto che i contadini del Fucino hanno ottenuto tanti decenni fa attraverso le lotte contro i principi Torlonia. Insieme agli immigrati africani hanno manifestato tanti ragazzi, laureati che esprimono una grande professionalità e che vogliono realizzare le loro ambizioni lavorando nelle tecnologie digitali, nei nuovi lavori, nella ricerca. Ma sanno che come tanti loro coetanei, dovranno abbandonare i loro territori per andare all’estero o nei casi migliori nelle regioni del nord per realizzare i loro sogni. E ci sono i lavoratori degli appalti che, grazie al nuovo codice approvato, «saranno più precari, con meno diritti e meno sicurezza sul lavoro». E chi lavora a tempo indeterminato ma vede il proprio salario falcidiato dall’inflazione. E le mamme che chiedono protezione e servizi sociali per loro e per i loro figli, e infine i pensionati e i cittadini «che chiedono al governo e alla Regione Abruzzo di avere una sanità degna di questo nome, perché oggi non riescono a curarsi o fuggono in altre regioni a causa delle liste di attesa infinite, dei pronto soccorso che scoppiano».
FALCHI E COLOMBE
Ranieri, Lombardo e Notaro, con i rispettivi segretari nazionali, Landini, Bombardieri e Sbarra, che si alternano sul palco, guidano la protesta unitaria. Con una distinzione: da una parte ci sono Cgil e Uil, che non danno al governo prove d’appello, e dall’altra la Cisl che pensa di avere spazio per il dialogo. Falchi e colombe.
I primi annunciano scioperi generali come arma finale di lotta, le seconde rifiutano questa soluzione. «Dobbiamo riprendere la via del dialogo, del confronto stabile per gli investimenti in sanità, edilizia, infrastrutture, scuola», commenta infatti Notaro che aggiunge: «Solo con la partecipazione e la concertazione possiamo superare anche le sfide della crescita e dello sviluppo dell’Abruzzo e del Molise». Non la pensa così la Cgil: «Oggi lavoratori, pensionati, disoccupati, hanno rivendicato la necessità di un cambiamento radicale di rotta delle politiche del governo. Si tratta solo di una prima giornata di mobilitazione che proseguirà ed aumenterà di intensità finché non ci daranno risposte», conclude Ranieri.

