Lavoro nero alle pompe funebri 130 dipendenti senza contratto

Scattano multe per 230mila euro: tra i lavoratori abusivi anche i percettori del reddito di cittadinanza Le ditte per sviare i controlli e fare più funerali inserivano sui registri più volte i nomi di persone assunte
PESCARA. Venivano impiegati nei funerali come portantini, ma l’80% di loro non aveva nessun contratto di lavoro o, se lo aveva, non era a norma. È la scoperta fatta dai finanzieri del comando provinciale dopo aver controllato a tappeto le agenzie di pompe funebri della provincia. Diciassette le aziende sottoposte ad accertamenti nell’ambito dell’operazione “Steal Jobs”, che ha riguardato quei settori, tra cui appunto quello delle onoranze funebri, che non hanno risentito della crisi dovuta al Covid.
Dall’esame dei documenti e verbali di 1.500 funerali celebrati dal 2019, è venuto fuori che 8 su 10 degli addetti che si occupavano di portare a spalla i feretri era impiegato in modo irregolare. In totale oltre 130 lavoratori, la metà dei quali prestava servizio completamente in nero e, quindi, senza alcuna tutela. Fra loro disoccupati, ma anche percettori del reddito di cittadinanza. Tutte persone per lo più tra i 30 e i 50 anni. Lavorando in nero, nei registri depositati in Comune non dovevano figurare. Le ditte avevano, quindi, escogitato un trucchetto, subito scoperto dalle fiamme gialle. Al posto dei loro nomi, inserivano quelli dei dipendenti regolarmente assunti, con il risultato però che spesso le stesse persone risultavano impiegate contemporaneamente in più funerali. Per le aziende in cui sono state riscontrate prima anomalie e poi irregolarità sono scattate multe pesantissime. Al termine degli accertamenti, sono state elevate sanzioni amministrative per quasi 230 mila euro insieme alla constatazione di violazioni di natura fiscale per circa 27mila euro. Le imprese rischiano inoltre denunce penali per falso in atto pubblico. Quanto emerso nelle indagini è stato trasmesso all’Ispettorato territoriale del lavoro e all’Inail per la regolarizzazione delle posizioni lavorative.
«L’attività di servizio svolta dalla tenenza di Popoli», sottolinea il colonello Antonio Caputo, comandante provinciale della guardia di finanza, «rimarca la grave incidenza che il lavoro nero ha nel sistema economico-sociale della provincia, perché sottrae risorse all’erario, omette le tutele previste per i lavoratori e incentiva una sleale competizione con le imprese che invece scelgono di rispettare la legge». Il colonnello fa presente che contro questo fenomeno, a Popoli, è stata attivata una task-force, formata da finanzieri specializzati, che «ha acceso i riflettori» su un settore, come quello delle onoranze funebri, su cui la crisi economica, provocata dalla pandemia, non ha inciso. «Anzi», sottolinea, «dall’analisi che abbiamo effettuato sul nostro territorio è emerso che le numerose aziende controllate hanno registrato un trend in crescita del fatturato, mediamente del 40% nel triennio 2019-2021, con picchi fino ad oltre il 100%. A fronte di questo dato, l’attività investigativa ha rivelato l’omissione della contabilizzazione di una parte dei ricavi, oltre che il mancato versamento dei contributi». I controlli proseguiranno serrati. «Continueremo a garantire», spiega il colonnello, «un costante presidio del territorio, a tutela dei cittadini, dei lavoratori e delle attività imprenditoriali regolari».

