Le 4mila firme dei parrucchieri per anticipare l’apertura al 18

3 Maggio 2020

PESCARA. Una petizione per chiedere un incontro alle istituzioni affinché il governo riveda il Dpcm che vieta a parrucchieri ed estetisti di riaprire, alimentando di fatto il lavoro in nero senza la...

PESCARA. Una petizione per chiedere un incontro alle istituzioni affinché il governo riveda il Dpcm che vieta a parrucchieri ed estetisti di riaprire, alimentando di fatto il lavoro in nero senza la benché minima protezione. Una petizione che in pochi giorni ha sfiorato quota 4mila firme.
Il premier Giuseppe Conte ha parlato di un rinvio al 1° giugno scatenando polemiche anche tra i 10mila addetti ai servizi alla persona che lavorano in Abruzzo (circa 5.500 le attività), tanto che alcune giunte regionali, tra le quali quella guidata da Marsilio, hanno manifestato l’intenzione di anticipare le riaperture della categoria rispettando i protocolli su igiene e sicurezza.
Centinaia di artigiani del benessere di tutto l’Abruzzo, nel frattempo, si sono mobilitati.
Attraverso la petizione, avviata quattro giorni fa, viene sollecitato «un incontro urgente con le autorità competenti», al fine di discutere una serie di proposte operative a tutela del settore, «a partire dall’apertura anticipata delle attività al 18 maggio e dall’adozione di un provvedimento di divieto di attività domiciliare per parrucchieri ed estetisti fino al termine dell’emergenza epidemiologica». Nell’istanza si propone inoltre l’adozione di un protocollo operativo condiviso di regolamentazione specifica per i vari operatori del comparto, contenente misure per il contrasto ed il contenimento della diffusione del Covid-19, a tutela di lavoratori e clientela, e l’introduzione dell’obbligo, per gli operatori del settore, di frequentare un corso di formazione certificata specifica sui rischi connessi alla diffusione del Covid-19 e sulle modalità operative da adottare.
«Le condizioni di sicurezza per riaprire, noi come molti altri, siamo in grado di garantirle», afferma Matteo Stanco, titolare di un salone di bellezza a Teramo, uno degli operatori abruzzese che ha aderito alla petizione, «perché già prima, in linea con gli obblighi di legge, provvedevamo alla sterilizzazione delle spazzole e utilizzavamo materiali monouso».
Stanco spiega che «la situazione è drammatica, poiché siamo fermi da due mesi e mezzo, senza entrate, ma dovendo pagare affitti e utenze. I dipendenti giustamente si lamentano perché la cassa integrazione non arriva», spiega il titolare del salone, «e le richieste di finanziamento presentate in banca, nonostante i buoni fatturati degli anni passati, sono ancora senza risposta».
Infine, il titolare dell’attività commerciale sottolinea che «così si sta agevolando il lavoro nero, sia quello a domicilio che quello di alcuni parrucchieri che si trovano ai piani rialzati dei palazzi, dove i controlli difficilmente arrivano». (r.rs.)
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