Le associazioni: «Stop allo scempio del nostro litorale»

19 Novembre 2017

Unanime la richiesta rivolta alla Regione: come minimo, è necessaria una valutazione di incidenza ambientale 

MONTESILVANO. Cittadini, albergatori, associazioni ambientaliste mobilitati per evitare che una montagna di fanghi di risulta, dragati dal porto di Ortona, finisca in una discarica subacquea, al largo della costa di Montesilvano. È alta l’allerta sul progetto di realizzare una vera e propria pattumiera al largo della costa di Montesilvano e Città Sant’Angelo. Lo sversamento di 342mila metri cubi di limo fangoso – «uno scempio», come lo definisce il mondo ambientalista – potrebbe diventare un fatto dopo l’approvazione del comitato di valutazione di impatto ambientale (Via) della Regione Abruzzo al progetto.
Si parla qui di una quantità incredibile di materiale di risulta, che andrebbe tra l’altro a insidiare l’area marina protetta del Cerrano, la stessa area interessata nel 2011 dallo sversamento dei fanghi del porto di Pescara, in quel caso per quantità enormemente inferiori (72mila 621 metri cubi).
L’idea che del materiale non più utilizzabile debba essere gettato in mare, come se quest’ultimo fosse una discarica, continua a essere proposta in Abruzzo, nonostante ormai in qualunque luogo, incontro, summit internazionale si continui a ripetere che la salvezza dei mari e degli oceani, soprattutto da rifiuti e inquinamento, sarà la grande sfida del nuovo millennio.
Del “caso” si è parlato a Montesilvano, nel corso di una conferenza convocata da Federalberghi con la partecipazione delle associazioni Pescara Punto Zero, Alberghiamo e Nuovo saline. «Apprendiamo con sgomento che, per stessa ammissione dei progettisti, manca una valutazione del reale impatto che questa operazione avrebbe sull’area protetta, ma soprattutto, sull’habitat marino di tutta la costa pescarese, in particolar modo della vicinissima Montesilvano, che proprio in questi anni ha ottenuto importanti certificazioni per i servizi ai bagnanti, come la Bandiera verde per la qualità degli arenili per 6 anni consecutivi ed è in corsa per la Bandiera Blu» ha detto il presidente di Federalberghi Abruzzo Gianmarco Giovannelli.
Massimo Melizzi Presidente di Pescara Punto Zero:
«Perché non utilizzare il materiale di risulta per il ripascimento delle spiagge», interviene Massimo Melizzi, di Pescara Punto Zero, «dopo aver separato le parti inquinate? Non si può credere che azioni come la creazione di una discarica sottomarina delle dimensioni di una grande collina, non impattino sull’habitat che faticosamente si cerca di preservare».
Per Gianluca Milillo, Nuovo Saline, «i fanghi che vengono dragati vanno trattati come rifiuto in ogni caso. Una volta le abitudini e l’ignoranza in materia ambientale permettevano di scaricare sabbie inquinanti e non al largo, oggi la nuova consapevolezza e il progresso tecnico ci consentono di trattare i fanghi in appositi siti di trasformazione e riconversione, per poi permetterne il riutilizzo».
A tal riguardo, nei giorni scorsi la Nicolaj srl di Città Sant’Angelo si è già fatta avanti per realizzare un progetto del genere nel suo soto di Piano di Sacco. Per Alberghiamo, è intervenuta Daniela Resini; tra i relatori Fabiano Aretusi e il vicepresidente area marina protetta del Cerrano, Emilio Schirato. Da parte di tutti i partecipanti, è arrivata la richiesta alla Regione di sottoporre il progetto alla valutazione di incidenza ambientale, in modo da calcolare le potenziali ricadute sui territori limitrofi. (a.s.)
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