Le elezioni alla Bcc I tre notai assolti: il fatto non sussiste

14 Luglio 2022

PESCARA. Finisce con una assoluzione con formula piena, «perché il fatto non sussiste», il processo a tre notai di Pescara, Grazia Buta, Marco Faieta e Antonio Mastroberardino, rimasti coinvolti...

PESCARA. Finisce con una assoluzione con formula piena, «perché il fatto non sussiste», il processo a tre notai di Pescara, Grazia Buta, Marco Faieta e Antonio Mastroberardino, rimasti coinvolti nella vicenda legata alla elezione dei vertici della Bcc di Cappelle sul Tavo nell’aprile del 2015. Erano finiti sotto processo accusati di falso in quanto, secondo il pm dell’epoca, avrebbero autenticato alcune firme di soci che non erano presenti. I notai sin dall’inizio dell’inchiesta si sono messi a disposizione per spiegare la loro completa estraneità a quei fatti, che ieri è stata riconosciuta anche dal giudice monocratico Scalera. Peraltro, era stato lo stesso magistrato che aveva ereditato questo fascicolo, Andrea Di Giovanni, a chiedere l’assoluzione per tutti.
Un processo che sarebbe durato anni visto che, nelle iniziali intenzioni del collegio difensivo (Vincenzo Di Girolamo, Giuliano Milia e Cesare Borgia) erano state presentate liste testimoniali con 380 persone da ascoltare. Poi tutto si è ridimensionato, grazie anche alla volontà del pm, e si è arrivati a questa conclusione che ristabilisce la verità sull’operato dei tre professionisti. I notai sarebbero stati, diciamo così, “ingannati” nel corso di alcune riunioni con un gran numero di soci, durante le quali vennero raccolte le deleghe. Una circostanza chiarita anche da qualche teste che disse esplicitamente: «Non escludo che qualcuno abbia potuto, ad insaputa del notaio, infilare qualche delega sottoscritta precedentemente». Insomma, tutto è da rapportare alla “guerra” che era in corso per la nomina a presidente della Bcc di Cappelle sul Tavo. Alle denunce presentate dai sostenitori del candidato Filippo Falconio che cercava di spodestare l'attuale presidente Michele Borgia, regolarmente eletto, anche se lui stesso fu costretto a chiarire la sua posizione in un processo che lo vide assolto con formula piena. (m.cir.)
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