Le elezioni alla Bcc Il pm: «Assolvete il presidente Borgia»

CAPPELLE SUL TAVO. Punto a favore della difesa, nel processo a carico dell'attuale presidente della Bcc di Cappelle sul Tavo, Michele Borgia che, in occasione della elezione dei vertici della banca...
CAPPELLE SUL TAVO. Punto a favore della difesa, nel processo a carico dell'attuale presidente della Bcc di Cappelle sul Tavo, Michele Borgia che, in occasione della elezione dei vertici della banca nel 2015, venne denunciato dalla lista concorrente che ne uscì sconfitta (che aveva candidato presidente Filippo Falconio), per incetta di deleghe.
Dopo cinque anni, ieri si è giunti alla conclusione del processo, con la richiesta di assoluzione piena per l'imputato, anche se la sentenza non è stata pronunciata visto che il collegio ha deciso di rinviare al primo dicembre prossimo per eventuali repliche.
Sta di fatto che il passaggio più importante lo ha fatto appunto la pubblica accusa, rappresentata dal pm Andrea Di Giovanni, che ha chiuso la sua requisitoria chiedendo al tribunale l'assoluzione con formula piena, «perché il fatto non sussiste», nei confronti dell'unico imputato e spiegando il perché della sua decisione. E d'altronde non poteva fare diversamente dopo l'ampio dibattimento svolto nelle precedenti udienze, dove molti dei soci sono sfilati davanti al collegio per dichiarare che comunque, a parte qualche errore dovuto alla confusione che si creò il giorno delle votazioni, la loro intenzione era quella di votare per il presidente Borgia. E anche l'ultimo teste della Guardia di finanza ascoltato ieri prima della discussione, aveva sottolineato come la finanza aveva già da tempo relazionato in tal senso, sostenendo il venir meno del principio di resistenza. Nella denuncia si sosteneva, infatti, che Borgia fosse stato eletto in forza di quelle deleghe irregolari, ma le indagini prima e il processo dopo, hanno stabilito che comunque, pur volendo ritenere alcune di quelle deleghe irregolari, l'imputato sarebbe stato comunque eletto perché la differenza di voti rispetto alla lista concorrente era a suo favore.
Nel capo di imputazione si parlava di 148 deleghe irregolari, delle quali, peraltro, 10 sarebbero state ritenute comunque valide dopo un nuovo esame: conteggio che si sarebbe ulteriormente ridotto in favore di Borgia, visto che non tutte le deleghe contestate al processo sono poi risultate non valide per la votazione.
Non solo, ma il saldo finale salirebbe di molto in favore dello stesso Borgia, visto che le indagini della finanza, a seguito della controdenuncia presentata dall'imputato nei confronti della lista concorrente, stabilirono che quest'ultima lista sarebbe stata viziata da ben 228 deleghe irregolari. E per questa parallela vicenda giudiziaria è in corso un altro processo che vede imputati per falso tre notai che sottoscrissero le deleghe della lista Falconio.
E comunque ieri, prima della discussione, si è registrato anche un altro significativo passaggio processuale: la revoca delle costituzioni di parte civile di Falconio e di un altro esponente della stessa lista, Paolo Di Blasio, che sottoscrissero la denuncia.
I legali di Borgia, gli avvocati Dante Angiolelli e Fabio Di Paolo, oltre a presentare una dettagliata memoria difensiva, hanno smontato in sintesi i punti centrali relativi alle contestazioni, sottolineando come la nullità vale soltanto per quelle deleghe rilasciate in bianco, ma non per le altre che, anche se presentavano mere irregolarità, restano comunque valide e attribuibili al presidente Borgia. La decisione del tribunale arriverà solo il primo dicembre prossimo.

