Le lacrime del regista davanti ai teatini: «Mi avete fregato»
Alla consegna della Minerva, il cineasta si commuove: «Degli altri premi non mi importa nulla, di questo invece sì»
CHIETI.
«M’avete fregato». L’incipit non è proprio di quelli istituzionali, eppure, con un groppo alla gola, sono state queste le prime parole del regista e scenografo teatino Luciano Odorisio, insignito dell’onorificenza della Minerva nel corso della cerimonia di apertura del nuovo anno accademico. Con una marea di premi ricevuti per la carriera, il cineasta trapiantato a Roma ma con Chieti nel cuore, si è commosso di fronte alla sua città.
«Ho fatto il galletto in giro per il mondo», ha detto alla platea nominando varie città esterne con i relativi riconoscimenti ricevuti, «ho vinto premi, ma non me ne è mai fregato nulla. Qui m’avete fregato». Il lungo applauso del pubblico lo ha incitato ad andare avanti nelle pause dettate dall’emozione. «Posso solo ricordare il teatro Marrucino», ha continuato Odorisio, attingendo dai ricordi di quando era bambino. «Papà suonava al Marrucino. Certe volte, quando arrivavano le grandi compagnie, prendevano anche qualche musicista locale per non portarsi appresso tutta l’orchestra. E capitava che papà suonava nella buca dell’orchestra. Io ero piccolo. Ma è così che è cominciata. Dalla buca dell’orchestra del teatro».E da lì, dunque, che sono partiti quarant’anni di carriera ricchi di riconoscimenti e soddisfazioni. Aiuto regista ed attore prima e poi con l’esordio come regista e scenografo nel 1980 con “Educatore autorizzato”, che già riceve premi. Ma è il film Sciopèn, prodotto dalla Rai, che lo rende caro al pubblico di casa, perché girato a Chieti nel 1982 con un cast di grandi attori, tra cui Giuliana De Sio e Michele Placido, e con il quale vince il Leone d’Oro a Venezia come migliore opera prima e svariati altri premi.
A Chieti torna con un altro film nel 1988, “Via Paradiso”, ambientato tra i vicoli del centro storico. Poi ancora tante altre pellicole e altri successi, ripercorsi anche attraverso un video di presentazione proiettato nell’aula magna, sul quale, però, qualcuno ha avuto da ridire circa la scelta delle immagini dei film, apparsa un po’ troppo osé tenendo conto che in prima fila era seduto anche l’arcivescovo Bruno Forte. La Minerva gli è stata assegnata per «aver saputo raccontare la provincia italiana, con le sue contraddizioni e le sue verità, tenendo a mente la grande lezione di Pietro Germi. Pur avendo scelto Roma come patria d’adozione, Odorisio ha sempre mantenuto un forte legame con la sua città natale e la sua gente».
La seconda Minerva, invece, è stata assegnata allo scultore e scenografo Mario Ceroli di Castel Frentano. L’artista, che può vantare premi, riconoscimenti ed esposizioni in tantissimi Paesi del mondo, non è però potuto intervenire all’appuntamento per motivi di salute. Un’altra assenza che si è aggiunta alle tante che hanno caratterizzato la cerimonia.(a.i.)

