Le nostre spiagge trattate da pattumiera

17 Giugno 2018

Il Wwf mette in mostra campioni di rifiuti raccolti a Pescara, Roseto, Francavilla e Ortona. Gli incivili gettano di tutto

PESCARA. Bei tempi quando sulle spiagge d’Abruzzo trovavi cavallucci e stelle marine. Oggi raccogli cotton fioc, brandelli di rete e cassette frantumate di polistirolo. Con un sit-in in piazza Primo Maggio a Pescara anche l’Abruzzo è stato toccato dalla campagna “Spiagge e mare Plastic Free” lanciata dal Wwf Italia per salvare il mare e le coste dalla plastica.
SANDALI E LATTINE. Ieri mattina i volontari dell’associazione hanno allestito la mostra “Il mare del futuro?”.
E’ un’esposizione simbolica di materiale spiaggiato lungo il litorale abruzzese. A Pescara, il Wwf ha trovato ciabatte di plastica, retine per i mitili e pezzi di fune; a Roseto, bottiglie usate per l’ipoclorito di sodio, cioè la candeggina; a Francavilla, lattine di birra e ciuffi di plastica volati via dalle palme degli stabilimenti; e a Ortona, vecchi rifiuti come un sandaletto da bambino e una pistola ad acqua stile anni Settanta.
DOPO LA SPAGNA. La plastica rappresenta oggi il 95% dei rifiuti in mare aperto, sui fondali e sulle spiagge del Mediterraneo e proviene in ordine da Turchia, Spagna, Italia, Egitto e Francia.
«Ciò che accade nel Mediterraneo, succede anche nel mare davanti alla costa abruzzese. Il materiale che abbiamo raccolto sulle nostre spiagge in questi ultimi giorni ne è una prova», esordisce Luciano Di Tizio, delegato del Wwf Abruzzo, ieri a Pescara con la moglie, Nicoletta Di Francesco, presidente del Wwf Pescara-Chieti.
«In pratica», continua l’ambientalista abruzzese, «con le mareggiate e le correnti il mare ci restituisce una parte dei rifiuti che noi buttiamo. Non a caso abbiamo voluto fare questo sit-in nella città più grande della regione, uno dei centri più importanti del Mar Adriatico: vogliamo far vedere a tutti quali danni producono al nostro mare i comportamenti sbagliati e far capire quanto sia importante agire subito correndo ai ripari».
MALEDETTI COTTON FIOC. La parola passa a Dante Caserta, vice presidente Wwf Italia: «Questo materiale viene da Roseto, Pescara, Francavilla e Ortona», dice indicando i rifiuti. «È chiaramente una scelta simbolica per far vedere ai cittadini che tutto quello che noi buttiamo ci ritorna indietro. Questo materiale arriva al mare attraverso i fiumi e dal mare ci viene restituito dopo le mareggiate».
«Praticamente quello che buttiamo prima o poi lo ritroviamo sulla spiaggia. È una tipologia di rifiuti che racconta la nostra vita quotidiana. Dalle classiche lattine alle bottiglie e i giocattoli di plastica, i cotton fioc, ritrovati in grandissime quantità, le reti che sono usate per l'acquacoltura (cozze e vongole, ndr) ma vengono abbandonate in mare insieme alle cassette di polistirolo utilizzate dai pescatori abruzzesi».
BUON PRANZO. Questi rifiuti creano problemi non solo alle tartarughe marine ma a tutti i pesci che, quando vengono presi, hanno al loro interno pezzi di microplastiche. La cosa più grave che si sta verificando quindi è che, oltre al danno ambientale, c’è un danno alla salute dell'uomo visto che le microplastiche entrano nella catena alimentare e infine le ritroviamo nei nostri piatti, a pranzo e cena.
PIATTI AL BANDO. Il sindaco delle Isole Tremiti, Antonio Fentini, ha vietato l’uso di piatti e bicchieri di plastica. Sarebbe opportuno che anche in Abruzzo si adottasse la stessa misura drastica? «Tutti noi cittadini», riprende Caserta, «dovremmo consumare in modo più responsabile. Ma tocca anche alle amministrazioni abruzzesi darsi da fare seguendo l'esempio di altre amministrazioni italiane che si stanno muovendo nella direzione del sindaco delle Tremiti cercando di limitare il più possibile i prodotti usa e getta: piatti, bicchieri e posate di plastica».
INFINE LE RICHIESTE. Proprio per questo scopo il Wwf ha lanciato una petizione con 4 richieste al nuovo Governo e al Parlamento. Eccole.
1) Impegnarsi affinché venga alla luce al più presto la Direttiva europea che vieta 10 prodotti di plastica monouso.
2) Introdurre una cauzione sugli imballaggi di plastica monouso.
3) Vietare l’uso di microplastiche in tutti i beni di consumo.
4) Finanziare la ricerca e il recupero delle reti da pesca di plastica che vengono abbandonate in mare. La petizione, che è stata possibile firmare ieri a Pescara, può essere sottoscritta sul sito www.wwf.it